Valle Camonica di pietra, di arte, di cibo e di vino

Siete tra i tanti che semplicemente la attraversano per salire più su, verso Ponte di Legno e l’Adamello? Allora è tempo che vi fermiate lungo la via, per conoscere una Valle Camonica che non è solo un procedere veloce lungo il fiume Oglio o il patrimonio Unesco delle Incisioni Rupestri.  Percorrendo la Valle la prima caratteristica che salta agli occhi è la posizione degli insediamenti  e degli antichi nuclei abitativi. Non  lungo il fiume ma a mezza costa, a catturare senza esserne travolti la forza dell’acqua, come succedeva per i mulini di Bienno: il Mulino Museo è ancora attivo  grazie a Francesca, la Mugnaia; potete visitarlo, vedere le antiche macine funzionare imprigionando le  impetuose acque nella grande ruota esterna. Consiglio di comprarne le farine: la Mugnaia vi suggerirà la macinatura migliore per la vostra ricetta ( io le ho acquistate tutte, ma è la deformazione viziata dal pensare subito al piatto da abbinare). Bienno è un gioiellino a metà dell’intera vallata: case in pietra, vicoli stretti di montagna una naturale vocazione museale, la definizione Borgo degli Artisti (oltre ad essere Bandiera Arancione e uno dei Borghi più belli d’Italia) lo rendono un esempio straordinario di condivisione moderna del passato. Da non perdere il Maglio della Fucina Museo, la cui potenza viene dal Vaso Re, un canale esistente già dal 950 dove è imbrigliata una parte del Torrente Grigna. Una visita al territorio non si può dire completa se non se ne apprezza la cucina: i casoncelli, diverse ma non antagonisti dei bergamaschi, la cacciagione con la polenta, i formaggi stagionati e non, e il dolce tipico la  spongada sono da assaggiare senza meno. Prima di sedervi a tavola però andate a salutare l’instancabile Signora Franca, titolare del Bar Antico, luogo senza tempo; sospeso tra fòrmica, affreschi e calici di bianco, dove a separare l’abitazione dal bar c’è solo una vecchia stufa in ceramica. Il Medioevo ha lasciato in Valle delle autentiche meraviglie: la mia preferita in assoluto è la Pieve romanica di San Siro. Siamo a Cemmo, una frazione di Capo di Ponte. La costruzione si alza su uno sperone a strapiombo sul fiume ed è priva di facciata. La si raggiunge con una breve scalinata e si presenta col meraviglioso portale di ingresso laterale a sud, ricco di figure zoomorfe, tralci e  numerosi esempi di animali fantastici. Spoglia ma estremamente suggestiva conserva affreschi databili intono ai secoli XV e XI,  tra cui una Madonna in Trono quasi perfettamente conservata. Lo stupore per Chiese, Pievi e affreschi presenti in questa area può essere alimentato  e nutrito da una sequenza incredibile: cominciamo con  il Monastero Cluniacense di San Salvatore, sempre a Capo di Ponte.  Una struttura di pietra squadrata risalente al X secolo che all’interno conserva capitelli di pregiata fattura. L’accesso è attraverso un giardino curatissimo e silenzioso; insieme al panorama sulle vette  infonde subito un senso di pace.  Affreschi, cappelle, oratori: c’è solo da scegliere quale deviazione fare  per godere di tanta bellezza: la Via Crucis lignea delle Capèle di Cerveno, adiacente la Chiesa di San Martino, 14 stazioni con 198 statue a grandezza naturale, commissionata nel 1752 a Simoni, un allievo del Fantoni.  Sempre in San Martino da non perdere l’attiguo Oratorio della Madonna del Crimine: la figura di Cristo Lux Mundi, circondato da evangelisti, padri della Chiesa e Santi, domina la volta blu: raccolto e potente al tempo stesso. Con la Chiesa di Sant’Antonio a Breno entriamo nel mondo del Romanino: all’esterno non si percepisce l’ampiezza del luogo: una navata unica e un grande presbiterio interamente affrescato. La complessità dei dipinti è in qualche punto mancante o rovinata ma  non toglie minimamente suggestione allo sguardo. Seguendo il filo degli affreschi valgono senza meno una visita  Santa Maria Assunta ad Esine e San Lorenzo a Berzo Inferiore. Diverse per collocazione hanno però  in comune la mano dell’artista che ne affrescò le pareti, quel  Giovanni Pietro da Cemmo che nelle sue ultime opere esprime l’influenza di Vincenzo Foppa e Bramante.  Le pareti dipinte di Santa Maria Assunta fondono Storie di Salvezza e immagini di devozione popolare, con un presbiterio dominato da un Cristo Pantocrate di dimensioni notevoli.  La Pieve di San Lorenzo, di origine quattrocentesca e costruita a strapiombo sull’abitato,  conserva numerose storie di Santi, in particolare quelle inerenti la vita e il martirio del Santo. L’ultimo, ma non  minore, suggerimento per rimanere fedele al motto di Ospiti A Tavola – cibo per gli occhi, la mente e il palato:  il vino.  Interessante il recupero di terreni abbandonati  fatto da alcuni produttori camuni; quando il richiamo dell’industria bresciana si fece importante molti lasciarono perdere i campi per trasferirsi in città. Ora si assiste non solo al viaggio contrario ma anche alla produzione di ottimi vini: rossi da vitigni  Cabernet Franc e Sauvignon, Merlot e Marzemino, bianchi fermi da Muller in prevalenza e spumantizzati da Chardonnay. Purtroppo solo il  tempo di visitare due cantine ma ve le segnalo, perchè rappresentative: Monchieri e Bignotti Cultivar delle Volte. C’è ancora molto altro da vedere e provare, tutta la Valle ha una grande ricchezza di arte: ho lasciato per una prossima escursione le vie ciclabili,  i castelli e le aree archeologiche  circoscritte non solo alle incisioni rupestri, sempre oggetto di studio. Per ogni informazione fate riferimento al Consorzio DMO vi lascio il link; le ragazze sono gentili e preparatissime, così come le guide specializzate sulla zona.

Info:

http://www.turismovallecamonica.it/it/content/consorzio-dmo-valle-camonica

http://www.turismovallecamonica.it/

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