Detesto la parola comfort food. A parte che l’italiano è una lingua più che traboccante di vocaboli, a parte che è il cibo in sé ad avere il potere di farci stare meglio: fisicamente ed emotivamente. Un cibo per ogni delusione, un cibo per ogni stato emotivo. Un cibo che ti è amico, ad esempio, è il ragù. Lui ne sa molto più di te, davvero. Il ragù ha già passato tutto quel turbine di scontri, confronti, mescolanze e accozzaglie disordinate che hanno portato al gran finale: un profumo che abbraccia e un sapore che non lascia scampo nemmeno al più piccolo rimasuglio di pasta o al pezzetto di pane sottratto al vicino di sedia.
Il ragù, dunque. Lontanissima dall’essere depositaria di un qualsiasi procedimento da patrimonio Unesco e totalmente ignara della fede da influenzatrice, sono pure priva di dinastie di bisnonne e nonne (mai viste cucinare, avevano la cuoca, ma forse l’ho già scritto), sono però dotata di centinaia di libri di cucina. Ognuno dei quali, puntualmente, riporta ingredienti, pesi e procedimenti diversi; giusto per dire quanto può essere veritiera la definizione andata recentemente a nomina mondiale.
Il ragù, dicevo, mi piace. Lo faccio così come leggerete di seguito se vi va.
Cosa serve:
- carne trita mista tra manzo, vitello e maiale (io faccio due parti di manzo un pò grassino, due di maiale e una di vitello)
- pancetta (tritata)
- salsiccia tagliata al coltello (una o due a seconda di gusto e quantità)
- salsiccia al metro non speziata (circa 20 centimetri)
- soffritto di sedano, carote e cipolla
- 1 barattolo di pomodori pelati (a me piace poco rosso)
- olio extravergine q.b.
- due o tre foglie di alloro
- sale e pepe
- una pentola preferibilmente in ghisa
- pazienza
Come si fa:
Si prepara il soffritto con la pancetta tritata fino a scioglierla. Sgranare la carne trita, alzando la fiamma per rosolarla per bene. A questo punto si aggiungono le due salsicce, sempre sgranate e mescolate alla carne. Il grassino di pancetta e salsicce comincia a comparire? É il momento di aggiungere i pomodori pelati! Spezzettarli grossolanamente e mescolarli al resto. Alloro, pepe, sale e inizia la cottura, lentissima. Io la interrompo ogni due o tre ore, a seconda del tempo che ho a disposizione, poi ricomincio sempre piano piano. Di solito arrivo a circa sei ore di cottura.
Se si asciuga troppo: un po’ di concentrato sui pomodoro e due cucchiai di acqua e passa la paura!
I simboli che trovate alla fine di ogni ricetta: sale e pepe rappresentano la difficoltà, la clessidra il tempo richiesto per la preparazione e il salvadanaio indica il costo degli ingredienti.


