Premessa doverosa. Prima ancora che esistesse il sito, Ospiti A Tavola era un blog. Scrivevo sempre di luoghi, di cibo e di vino, di esperienze e di itinerari. Il blog ha attraversato circa cinque anni non sempre facili della mia vita; ciononostante cercavo di aggiornarlo con regolarità, ogni qualvolta avessi del nuovo da raccontare. Finché non deciderò di dedicarvi un capitolo o un sito a parte, Ospiti A Tavola vedrà nel fuorisacco anche il binomio Fuoco&Fiamma oppure Angolo cottura, o altro titoletto che ancora non so: so che si narrerà di amori, di cibi, di luoghi di una vita, vissuti in prima persona e raccontati con la dolcezza e il gentile distacco che il tempo impone. Spero vi piacerà.
Inizio con questo, scritto a luglio 2013. Buona lettura.
In sostanza è la storia di un picnic. A tutti, immagino, piace avere accanto qualcuno che tiene molto a noi, seguendoci nelle piccole amorose follie. Se si è lontani l’uno dall’altra, l’urgenza di vedersi diventa creativa. E allora capita che ci si incontri a metà strada, un qualche fine settimana, per passare del tempo l’una accanto all’altro. Ci scusiamo per il coté romantique ma quando ci vuole ci vuole….Si parte, deciso: una in macchina dal nord e l’altro in moto, da oltre il confine ad est, abbandonando amici, gita e luoghi altrettanto belli.
Appuntamento al casello di Piacenza nord. Lei ha tutto il film in testa, lui fortunatamente ha già pensato al luogo e alla sistemazione in un castello: minimo sindacale per un amoroso e originale fine settimana. Quello che lui non sa, e non comprenderà fino all’ultimo, è che lei è partita super organizzata, con zainetto picnic completo di plaid scozzese e ricolmo di ogni ben di dio…ha messo insieme un delizioso intermezzo.
Le bollicine sono conservate al fresco, ha comprato il vino preferito di lui, ha cucinato caponata e paté; e poi caviale rosso, vitello tonnato e brie, le ciliegie per finire…Lui ignaro e anche decisamente perplesso, la segue nel centro di Ziano Piacentino chiedendosi perché dobbiamo comprare il pane?? E lei, imperterrita, perché ho dimenticato di farlo prima di partire.
La camera enorme, la vasca nella torretta, un terrazzo grande e molto discreto, perfetto. Mentre lui si gode una meritata doccia, lei apparecchia velocemente un tavolo impeccabile sul bellissimo dehors e subito è stato tutt’uno con il perdersi, tra bollicine e Amarone.
La mattina seguente l’imperativo è: fare qualcosa per la propria cultura. Qualche castello (c’è solo l’imbarazzo della scelta) e poi direzione Torre Fornello, rigorosamente in auto. Un posto spettacolare e un produttore unico per cortesia e simpatia l’Enrico Sgorbati, visita in cantina e assaggi.
Una vista appagante di meravigliose colline che si inseguono sotto il sole di fine giugno: il Gutturnio e poi i bianchi l’Ortrugo, i metodo classico come L’Olubra e l’Enrico I, per terminare con un capolavoro: l’Ottavo Giorno, un passito di uve croatine che ti conquista e un po’ ti spiazza tanto ti suscita abbinamenti imprevisti.
I salumi, la coppa, il pecorino fresco e l’estrema disponibilità di Enrico allargano il cuore ma arriva il momento di proseguire: qualche cartone di vino e si riparte.
Lei decide di portarlo a cena alla Locanda del Falco, 80 mt dalla suite nella torre e un paradiso del palato. Un eden tra culatelli appesi e ogni ben di dio nella piccola bottega. In hotel il portiere ci mette del suo e il tavolo è trovato.
Lei con un tacco dodici rosso aragosta affronta imperterrita l’acciottolato; lui al suo fianco commenta, ignorato, la scelta delle calzature. In fondo c’è della vera felicità a quel tavolo: per lei condividere con lui quel che di buono e bello conosce è la vera complicità. E la cena sotto il pergolato esterno è un trionfo.
Naturale complimentarsi con i cuochi giapponesi (che vedo dal sito ora non essere più presenti): bravissimi nella lavorazione e preparazione di materie prime che queste alture baciate da Dio riservano, senza mai diminuire la cortese attenzione al commensale: cosa, quest’ultima, non da tutti.
Il giorno seguente scorre tra fiumi, rocche e castelli, soste nelle cantine e vecchie osterie. Un paesaggio ricco di cose da vedere e da assaporare, una perla collinare che nulla ha da invidiare ad altre. Provare per (ri)crederci.
P.S. Lo vivevo e lo scrivevo a luglio 2013. Rivivere le medesime sarebbe bello, se ne valesse davvero la pena.


