Siamo onesti: quanti articoli avete scorso o letto riguardanti l’argomento? Qualsiasi rivista o giornale o sito ha pubblicato almeno una volta, durante la propria vita editoriale, l’elenco definitivo e sicuro dei cibi da scegliere e del vino da mescere per far sì che quella cena andasse, come si suol dire, a segno. Tutta la letteratura è costellata di consigli da seguire, più o meno commestibili, per la conquista perfetta, amorosa o erotica che fosse in programma.
Stamattina, nel sempre vano tentativo di dare ordine e senso alla mia modesta collezione di libri (biblioteca mi sembra un po’ troppo pomposo), ho trovato questo ‘gustoso’ volumetto che contiene ben 800 voci attinenti al titolo. Si parte da ‘Abilità scatologica’, riferita allo straordinario numero di varianti per l’attività amatoria per arrivare a ‘Zuppe Indù’. Come facilmente si comprende nulla è lasciato nascosto: non l’ingrediente, non la pratica e nemmeno l’intento.
Le fonti sono più che autorevoli: da Columella a Marziale, da Ovidio a Seneca, da Geronimo di Rodi a Giovan Benedetto Sinibaldo, per arrivare a Madame du Berry e ai Navajo, passando per De Sade e Zola, comprendiamo l’interesse universale e trasversale di un tema che attraversa secoli, continenti e civiltà.
Scopriamo così che le Amazzoni, secondo Eustazio storico e studioso del secolo XII, erano amanti molto appassionate e passionali al punto da rompere una gamba o un braccio ad ogni prigioniero catturato in combattimento. Non lo facevano certo per impedire la fuga, anzi, erano convinte che la rottura di un arto rendesse assai più vigoroso l’uomo durante i conflitti amorosi e che, perdendo una delle estremità, gli organi genitali si sarebbero di molto rafforzati. Pratica interessante, direi.
Dal canto loro gli uomini non mancavano certo di fantasia nel cercare di sedurre e far capitolare l’oggetto del desiderio: dalle pietanze a base di pesce, considerato assai afrodisiaco, ai funghi e al tartufo, alle droghe spesso non ben dosate, tutto serviva. Leggo che anche il fegato di merluzzo, il cui olio mia madre insisteva per farmi bere da bambina credo con ben altri scopi, è considerato un potente stimolante erotico. Ingredienti bizzarri a parte, come il grasso di cammello o di leone, anche la letteratura e le novelle riscuotevano un discreto successo come preludio e preparazione all’ottenimento di un’indole conciliante.
Reazioni olfattive, pigmenti, profumi, incensi, ghiandole animali: ma se lo scopo di tutto questo daffare fosse, al contrario, l’inibizione dell’atto? Nessun problema, ci sono ricette anche per questo. Il demonologo medievale Bodin enumera vari rimedi per rendere la vittima, nemico, marito o amante che fosse, diciamo ‘inabile’ all’atto. Ciò avveniva con procedure che comprendevano parole cabalistiche, diagrammi e disegni tracciati col piede sinistro. Una faticaccia che pare avesse comunque un gran successo.
Tenendo conto di poter utilizzare solo elementi facilmente reperibili al giorno d’oggi, ci resta solo l’azione da compiere in cucina. Sappiate dunque che sgombro, zuppe con piedino di vitello, gamberi, carote sedano e scalogno, o di lepre; storione e tanto caviale (Caterina II di Russia insegna), pesce e cefalopodi in genere fanno faville. Il vino tutto, ma in quantità non eccessive e con la prodigiosa aggiunta di zenzero, cannella, vaniglia e un pizzico di ginepro, contribuirà al successo della serata.
Male che vada avrete mangiato bene e preparato un vin brûlé alternativo.
H.E. WEDWCK -Guida agli afrodisiaci e ai rimedi d’amore – 800 Voci
Sugar Editore – Anno 1969




