Nulla di nuovo, nulla di inaspettato ma, allo stesso tempo, nulla di scontato. Del resto, lo diceva anche Elsa Morante: la frase d’amore più bella di sempre, la più profonda, quella che fotografa il senso di cura, dedizione, affetto smisurato e incontenibile è, da sempre, ‘hai mangiato?’. Nutrimento di anima e di pancia, cibo d’amore fisico e pietanza di promesse, alimento accuditivo prima e seduttivo dopo: una bocca che prima succhia poi ingerisce ed infine bacia.
Io, donna con abbondanti giorni di vita, ho cucinato e cucino tanto per chi amo; ho insegnato a cucinare ai miei figli dopo averli educati a conoscere il cibo, a provare ogni cosa, almeno una volta. Mai, da bimbi, ho però chiesto loro cosa volessero per pranzo o cena. Quella è la meravigliosa profferta d’amore che arriva anni dopo, quando tornano da un viaggio, da una vacanza, da un esame superato, da un lavoro ben riuscito. E non la si avanza solo ai figli, anzi.
Mi piace l’idea di radunare quei momenti di sottile seduzione, farne una sorta di racconto dove fissare squarci di relazioni, di famiglia, di tavole di amici durante i quali ho fortemente esercitato o sono stata piacevolmente irretita dalla sottile persuasione del cibo e della sua preparazione.
Il primo ricordo l’avete già letto. Conto vi sia piaciuto, ne seguiranno altri, spesso con le ricette, se mie…


