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Cristina Cattaneo, antropologa forense, apre questi appuntamenti raccontando di sé e della sua formazione culturale che lei stessa definisce, scherzosamente, ‘schizofrenica’. Le prime scuole in Canada, poi l’iscrizione a sorpresa al Liceo Classico in Italia, a seguire Biologia, Lettere con un approfondimento di Archeologia e conseguente Antropologia degli Scheletri.

Dopo questo imboccare strade apparentemente diverse e slegate tra loro, arriva l’iscrizione a Medicina che sfocia, al sesto anno, nella Medicina Legale.

La dottoressa Cattaneo chiarisce subito alla platea che ‘studiare i corpi educa all’empatia’. I morti raccontano molto della loro vita e lo fanno in modo intimo; parlano attraverso un mezzo che non è più quello cui tutti siamo abituati, la parola.

Sono corpi che esprimono ciò che forse mai avrebbero manifestato da vivi. L’avvicinarsi a loro per comprendere è un atto che restituisce a queste persone una vita, molto spesso una dignità, una famiglia, un passato.  Basta pensare ai morti senza nome, sottolinea la dottoressa: “La perdita ambigua che vivono i loro affetti è fatta di angoscia e di traumi” e cita il caso di due sorelle di pochi anni che videro il padre uscire di casa e mai più tornare; il pensiero che le accompagnerà per anni sarà quello di aver subito l’abbandono paterno, fino a quando decenni dopo, non sarà ritrovato. Pensiamo ad una madre, un genitore che non sa più nulla di un figlio; anche in questi casi l’elaborazione del lutto non avviene, la speranza di ritrovarlo vivo è grande e non andrà ad affievolirsi a meno di un riconoscimento di identità.

protagoniste

Corpi di serie A e di serie B: corpi la cui identificazione è spesso complicata e difficile come avvenne per la tragedia di Linate del 2001 o per i morti in mare del 2015, affondati insieme al barcone che li trasportava.

I morti che arrivano al LABANOF (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense) sono persone che non affrontano solo un’autopsia, ricevono considerazione e rispetto, anche nel caso di suicidi. A volte è troppo semplice e frettoloso liquidare queste morti con un ‘era depresso’, ‘aveva tanti problemi’ o ‘non ce la faceva più’; andando a fondo dell’esame si possono scoprire maltrattamenti e abusi rimasti celati, il corpo non mente.

Per contro, l’anatomo patologo svolge un compito importantissimo per la medicina, troppo spesso i medici dimenticano i morti.

Non sono stati temi leggeri quelli trattati dalla dottoressa Cattaneo; tuttavia, non c’è distacco nelle sue parole. C’è accoglienza, c’è empatia, il desiderio di restituire un nome e una storia anche a chi resta.

Cristina Cattaneo ha contribuito a creare e fondare il MUSA, Museo Universitario delle Scienze Antropologiche, mediche e forensi per i Diritti Umani a Milano, è Professore Ordinario di Medicina Legale e delle Assicurazioni (MED 43) presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia; Università degli Studi di Milano; Dal 2003 tiene il corso di Antropologia (BIO 08) per i corsi di Laurea di Scienze Naturali, Conservazione dei Beni Culturali e Archeologia presso l’Università degli Studi di Milano 1. Dal 2019 (in collaborazione con il Prof Marco Caccaniga) insegna il corso di Scienze Forensi per il corso di laurea specialistica in Scienze Naturali presso l’Università degli Studi di Milano. Ha scritto e pubblicato numerosi libri che trovate nelle librerie e sulle maggiori piattaforme.

Un grazie sentito e sincero ad Ascom – Confcommercio Bergamo per aver ideato questi appuntamenti.

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