Ebbene sì, sono una sessantottina. Non in quel senso, per carità.
Nel senso che ho, finalmente, compiuto sessantotto anni. Mi piacciono di più dei 67, lo confesso. Il 68 è un bel numero, sostanzioso e pienotto, proprio come me. E poi si abbina bene col 28 e il 58, dai.
Un compleanno, quello di oggi, che trascorre lento tra lettura, musica e ventilatore ad alleviare il caldo che sopporto sempre meno.
Non ho tantissimi ricordi dei miei compleanni passati (oddio ‘sta frase fa molto Dickens), vediamo un po’…
I compleanni di quando ero bambina non li ricordo, finita la scuola, dopo due giorni si partiva per il mare: passavo dai giochi in giardino alla spiaggia e l’estate filava via tra nuotate e passeggiate in montagna. Feste credo di non averne mai avute anche perché il 28 giugno non era periodo di scuola e si era già tutti via. Forse qualche sporadica merenda con le compagne di classe alle elementari che venivano a giocare da me per il giardino. Alle medie nemmeno, a una settimana dalla fine delle lezioni si partiva. Il primo compleanno festeggiato con coscienza credo fosse quello dei 14 o 15 anni: avevo chiesto a papà di portarmi a Firenze a vedere la partita di calcio storico fiorentino. Come sempre eravamo scesi al Porta Rossa, storico e mitico hotel nel centro, uno dei pochi col garage, almeno allora. Mi ricordo ancora tutte quelle scale, i corridoi con svolte improvvise, l’atmosfera delle stanze. E poi la sfilata: Emilio Pucci a cavallo, i costumi, la gente, il tifo…chissà se è ancora così.
Quello dei 17 in Germania, dove i miei mi avevano spedito a studiare perché, diciamolo, il tedesco non era esattamente la mia materia preferita. Però ricordo la bottiglia di Champagne tolta dalla cartella e stappata alla fine delle lezioni, bevuta a canna sotto gli occhi sconvolti di insegnanti, alunni e passanti. Una goduria. L’anno della maturità, invece, è stato tutto un mese all’insegna della follia: stavo in albergo (il collegio era ormai vuoto) e in una saletta dell’hotel avevamo fatto il Centro Studi). Mai divertita così tanto, davvero.
Quello di tanti anni dopo, ma era il giorno prima della discussione della tesi, quindi ero tesa come una corda di violino.
Ricordo invece bene quello dei cinquant’anni per una frase detta da mio figlio, spero scherzando ma non ne sono così certa, che proponeva di restituirmi e averne due da 25…
Non ho mai avuto la fobia di dichiarare l’età: lo trovo idiota e non ne comprendo l’utilità né il vezzo. Nascondere l’età o sostenere di avere dieci anni di meno non ha senso nemmeno se sei rifatta da capo a piedi: mani, collo e luce degli occhi non mentono mai. E poi il tempo è beffardo: per quanti sforzi tu faccia per mentire, la carta d’identità e il codice fiscale ti fregano sempre.
Stasera? Ho giusto una nuova padellina in ghisa che devo provare per fare una omelette che so già non riuscirà ma la curiosità di provare è troppo forte. In fondo sono una dai gusti semplici, ma assai precisi.
Poi, cercherò di far passare velocemente questi 365 giorni per arrivare ai settanta. Del resto, ho ancora molto fare, da dire, da scrivere e da studiare. Progetti da realizzare, obiettivi da raggiungere, situazioni da sistemare e, certamente, ostacoli da superare.
E, davvero, non vorrei avere neanche un mese in meno. Ciao!


