Cipolle bianche con uvetta

Quando ti tocca stare a casa per un po’, tra lavoro e altre necessità, le uniche distrazioni  sono leggere e cucinare. Quando unisco le due attività si moltiplicano i prodotti; in questo caso cipolle (ma vi parlerò anche di porri, siate fiduciosi 🙂 )

Cosa serve:

  • 1 chilo di cipolle bianche
  • 1/2 litro di aceto di mele
  • 1/2 litro di vino bianco
  • 100 grammi di zucchero
  • 50 grammi di uva passa
  • 30 grammi di sale grosso
  • 2 peperoncini secchi piccanti
  • olio di oliva extravergine carico con moderazione

Come si fa:

Mettete l’uvetta a bagno nel vino bianco per 30 minuti circa e intanto affettate con una mandolina le cipolle. In una padella  capiente mettete a bollire l’aceto, il vino bianco senza uvetta, lo zucchero  e il sale; tuffate le cipolle e lasciatele cuocere un minuto. Sgocciolatele e lasciate  asciugare bene bene su un canovaccio. Una volta asciutte  mescolate le cipolle con l’uvetta in una terrina,  suddividetele  in vasetti con il peperoncino e coprite con l’olio senza lasciare spazi.

Chiudete ermeticamente e conservate al fresco, aspettando almeno un mese  prima di consumarle.

CANTINE PELLEGRINO: 140 ANNI DI STORIE E PASSIONI

In 140 anni di storia, la famiglia Pellegrino ha scritto alcune delle pagine più belle dell’enologia della Sicilia. Fondata a Marsala nel 1880 dal notaio Paolo, viticultore per passione, Cantine Pellegrino è una delle più floride e importanti realtà vitivinicole dell’isola, ancora oggi guidata dai discendenti dei fondatori, giunti alla sesta generazione. A partire dal matrimonio di Carlo, figlio del fondatore, con la gentildonna francese Josephine Despagne, che portò in dote le conoscenze in campo enologico del padre, originario del Sauternais, la famiglia Pellegrino si è allargata grazie a felici unioni. Si deve a Paolo, figlio di Carlo e Josephine, la crescita di Cantine Pellegrino. Da allora la storia della famiglia e quella del marchio proseguiranno parallelamente: anni di esperienza e conoscenza del proprio territorio, porteranno ad ampliare la produzione a tutte le tipologie di vino. Ed è così che le etichette di Cantine Pellegrino, esportate in tutto il mondo, hanno contribuito a elevare la Sicilia nel gotha delle aree vinicole internazionali.

Famiglia, storia e territorio: sono questi i pilastri fondanti di un successo ininterrotto che ha allargato il progetto produttivo fino a comprendere vini bianchi e rossi, vini di Pantelleria e marsala. Con la sua esperienza ultracentenaria, in vigna e in cantina, Cantine Pellegrino ha sempre puntato alla valorizzazione del terroir e dei suoi vitigni autoctoni, da sempre presenti sul versante occidentale della Sicilia, gli unici in grado di saper esprimere nel bicchiere la complessità di quest’angolo dell’isola.

Tra le aziende vinicole più antiche di Marsala, fra le prime ad aver avviato la produzione dell’omonimo vino dopo gli inglesi, Cantine Pellegrino è tutt’oggi leader, riportando elevati tassi di crescita soprattutto nella divisione vini bianchi e rossi. Tra i più recenti investimenti, è da citare l’impianto di vigneti di frappato e grillo nelle Tenute di Famiglia, che testimonia il grande impegno della famiglia nella salvaguardia delle varietà autoctone del territorio. Inoltre è sempre al primo posto l’attenzione alla sostenibilità ambientale; proprio quest’anno è in programma infatti l’installazione di un nuovo impianto fotovoltaico nella sede operativa di Pantelleria, dove ancora una volta la famiglia Pellegrino fu pioniera negli anni Novanta.

Gli investimenti? Grandi e costanti, sulle persone che propongono i vini della cantina, senza tralasciare la comunicazione e le masterclass che abbiano come filo conduttore il vino, fonte di cultura e piacere. Ed è proprio alla cultura e alla conservazione dei grandi patrimoni artistici siciliani che si rifà la collezione ospitata nelle Cantine Storiche di Marsala: pezzi unici, come l’archivio Ingham-Whitaker, imponente raccolta epistolare degli scambi commerciali ottocenteschi tra la Sicila e il resto del mondo.

E con la sesta generazione la storia continua…

Valle Camonica di pietra, di arte, di cibo e di vino

Siete tra i tanti che semplicemente la attraversano per salire più su, verso Ponte di Legno e l’Adamello? Allora è tempo che vi fermiate lungo la via, per conoscere una Valle Camonica che non è solo un procedere veloce lungo il fiume Oglio o il patrimonio Unesco delle Incisioni Rupestri.  Percorrendo la Valle la prima caratteristica che salta agli occhi è la posizione degli insediamenti  e degli antichi nuclei abitativi. Non  lungo il fiume ma a mezza costa, a catturare senza esserne travolti la forza dell’acqua, come succedeva per i mulini di Bienno: il Mulino Museo è ancora attivo  grazie a Francesca, la Mugnaia; potete visitarlo, vedere le antiche macine funzionare imprigionando le  impetuose acque nella grande ruota esterna. Consiglio di comprarne le farine: la Mugnaia vi suggerirà la macinatura migliore per la vostra ricetta ( io le ho acquistate tutte, ma è la deformazione viziata dal pensare subito al piatto da abbinare). Bienno è un gioiellino a metà dell’intera vallata: case in pietra, vicoli stretti di montagna una naturale vocazione museale, la definizione Borgo degli Artisti (oltre ad essere Bandiera Arancione e uno dei Borghi più belli d’Italia) lo rendono un esempio straordinario di condivisione moderna del passato. Da non perdere il Maglio della Fucina Museo, la cui potenza viene dal Vaso Re, un canale esistente già dal 950 dove è imbrigliata una parte del Torrente Grigna. Una visita al territorio non si può dire completa se non se ne apprezza la cucina: i casoncelli, diverse ma non antagonisti dei bergamaschi, la cacciagione con la polenta, i formaggi stagionati e non, e il dolce tipico la  spongada sono da assaggiare senza meno. Prima di sedervi a tavola però andate a salutare l’instancabile Signora Franca, titolare del Bar Antico, luogo senza tempo; sospeso tra fòrmica, affreschi e calici di bianco, dove a separare l’abitazione dal bar c’è solo una vecchia stufa in ceramica. Il Medioevo ha lasciato in Valle delle autentiche meraviglie: la mia preferita in assoluto è la Pieve romanica di San Siro. Siamo a Cemmo, una frazione di Capo di Ponte. La costruzione si alza su uno sperone a strapiombo sul fiume ed è priva di facciata. La si raggiunge con una breve scalinata e si presenta col meraviglioso portale di ingresso laterale a sud, ricco di figure zoomorfe, tralci e  numerosi esempi di animali fantastici. Spoglia ma estremamente suggestiva conserva affreschi databili intono ai secoli XV e XI,  tra cui una Madonna in Trono quasi perfettamente conservata. Lo stupore per Chiese, Pievi e affreschi presenti in questa area può essere alimentato  e nutrito da una sequenza incredibile: cominciamo con  il Monastero Cluniacense di San Salvatore, sempre a Capo di Ponte.  Una struttura di pietra squadrata risalente al X secolo che all’interno conserva capitelli di pregiata fattura. L’accesso è attraverso un giardino curatissimo e silenzioso; insieme al panorama sulle vette  infonde subito un senso di pace.  Affreschi, cappelle, oratori: c’è solo da scegliere quale deviazione fare  per godere di tanta bellezza: la Via Crucis lignea delle Capèle di Cerveno, adiacente la Chiesa di San Martino, 14 stazioni con 198 statue a grandezza naturale, commissionata nel 1752 a Simoni, un allievo del Fantoni.  Sempre in San Martino da non perdere l’attiguo Oratorio della Madonna del Crimine: la figura di Cristo Lux Mundi, circondato da evangelisti, padri della Chiesa e Santi, domina la volta blu: raccolto e potente al tempo stesso. Con la Chiesa di Sant’Antonio a Breno entriamo nel mondo del Romanino: all’esterno non si percepisce l’ampiezza del luogo: una navata unica e un grande presbiterio interamente affrescato. La complessità dei dipinti è in qualche punto mancante o rovinata ma  non toglie minimamente suggestione allo sguardo. Seguendo il filo degli affreschi valgono senza meno una visita  Santa Maria Assunta ad Esine e San Lorenzo a Berzo Inferiore. Diverse per collocazione hanno però  in comune la mano dell’artista che ne affrescò le pareti, quel  Giovanni Pietro da Cemmo che nelle sue ultime opere esprime l’influenza di Vincenzo Foppa e Bramante.  Le pareti dipinte di Santa Maria Assunta fondono Storie di Salvezza e immagini di devozione popolare, con un presbiterio dominato da un Cristo Pantocrate di dimensioni notevoli.  La Pieve di San Lorenzo, di origine quattrocentesca e costruita a strapiombo sull’abitato,  conserva numerose storie di Santi, in particolare quelle inerenti la vita e il martirio del Santo. L’ultimo, ma non  minore, suggerimento per rimanere fedele al motto di Ospiti A Tavola – cibo per gli occhi, la mente e il palato:  il vino.  Interessante il recupero di terreni abbandonati  fatto da alcuni produttori camuni; quando il richiamo dell’industria bresciana si fece importante molti lasciarono perdere i campi per trasferirsi in città. Ora si assiste non solo al viaggio contrario ma anche alla produzione di ottimi vini: rossi da vitigni  Cabernet Franc e Sauvignon, Merlot e Marzemino, bianchi fermi da Muller in prevalenza e spumantizzati da Chardonnay. Purtroppo solo il  tempo di visitare due cantine ma ve le segnalo, perchè rappresentative: Monchieri e Bignotti Cultivar delle Volte. C’è ancora molto altro da vedere e provare, tutta la Valle ha una grande ricchezza di arte: ho lasciato per una prossima escursione le vie ciclabili,  i castelli e le aree archeologiche  circoscritte non solo alle incisioni rupestri, sempre oggetto di studio. Per ogni informazione fate riferimento al Consorzio DMO vi lascio il link; le ragazze sono gentili e preparatissime, così come le guide specializzate sulla zona.

Info:

http://www.turismovallecamonica.it/it/content/consorzio-dmo-valle-camonica

http://www.turismovallecamonica.it/

Durelli, fegatini e cuori di pollo in rosso.

Ero partita con l’idea di preparare la minestra con le regaglie di pollo, una ricetta  bresciana che ho ritrovato anche tra i pirimi piatti della Vallecamonica e che cucinerò presto. Poi mi sono fatta prendere la mano e mi è venuta voglia di gustare il tutto in altro modo, con un po’ di pomodoro per fare il sughetto.

Cosa serve:

  • fegatini, cuori e durelli di pollo
  • sedano, carota e cipolla per il soffritto
  • burro e un cucchiaio di olio
  • un bicchiere di vino bianco buono e secco
  • un bicchiere di passata di pomodoro
  • un mestolino di acqua se serve
  • sale

Come si fa:

Pulite e mondate i duelli, i fegatini e se necessario i cuori, tagliateli a pezzetti. Preparate un soffrito con sedano, carote e cipolla: quando è bello dorato buttate per primi i durelli che richiedono una cottura leggermente più lunga. Aggiungete il resto delle regaglie, mescolate per amalagamare bene.  Quando i fegatini hanno cambiato colore versate a fuoco allegro il vino bianco e lasciate evaporare in parte.

Aggiungete la passata di pomodoro e un mestolino d’acqua calda se troppo asciutto, regolate di sale e abbassate la fiamma fino a cottura terminata.

Io l’ho servito sulle fette del pane che avevo cotto il giorno prima; potete abbinarlo anche al riso, anche basmati,  oppure a fette di polenta bianca, se vi piace.

Tempo di preparazione, esclusa la polenta: 30 minuti

 

 

 

Come salvarsi dal pane secco

GNOCCHI DI PANE 

Cosa serve:

  • Pane secco avanzato, se di diversi tipi meglio
  • Farina 00
  • Farina di mais integrale (se vi piace)
  • Uno/due uova intere
  • Latte
  • Sale
  • Formaggio parmigiano o grana padano
  • Burro, salvia e pancetta per il condimento

Come si fa:

Spezzettate il pane  secco e mettetelo in una ciotola col latte per ammorbidirlo. Schiacciatelo bene con la forchetta, aggiungete il sale, la farina, un po’ di formaggio e l’uovo. Fate scaldare l’acqua per la cottura. Mescolate per amalgamare tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto non duro ma consistente. Quando l’acqua bolle vivacemente con il cucchiaio prendete un po’ di impasto e immergetelo nella pentola,  la forma sarà molto grossolana. Fate imbiondire il burro con la salvia e la pancetta. Quando gli gnocchi verranno a galla scolateli con la ramaiola, raccoglieteli in una terrina cospargendoli di formaggio, versate il burro e servite.

Potete avere infinite varianti: aggiungere salumi nell’impasto, usare farine di tipo diverso, aggiungere erbe aromatiche e via così..

A Bergamo per l’edizione 2019 di FORME anche i World Cheese Awards

Dal 17 al 20 ottobre torna ‘FORME, tutto il formaggio del mondo, tutto il mondo del formaggio’. La manifestazione, giunta alla quarta edizione,  si arricchisce di incontri, assaggi, esposizioni ed eventi: uno fra tutti il World Cheese Awards, ideato dalla famiglia Farrand 32 anni fa. John Farrand racconta che l’idea fu di suo padre, grande appassionato di formaggi; ora tutta la famiglia è coinvolta nell’organizzazione di questo concorso che vedrà impegnati a Bergamo ben 260 giudici da 35 paesi per 3.804 formaggi in gara da tutto il mondo.  A celebrare e raccontare la storia del premio sarà la mostra, con ingresso gratuito, allestita in Bergamo Alta all’interno del Palazzo della Ragione (l’antico palazzo dell’assemblea cittadina, le cui origini datano nella seconda metà del XII secolo): qui saranno esposti tutti i formaggi vincitori delle precedemti edizioni con uno speciale omaggio dedicato al Montébore, formaggio scelto da Leonardo da Vinci per le fastose nozze tra Isabella d’Aragona e Gian Galeazzo Sforza. Bergamo capitale del formaggio e candidata a diventare Città Creativa Unesco per la Gastronomia. A ragion veduta si parla di Cheese Valleys: su 50 DOP italiane ben 9 sono nella provincia di Bergamo. Tra le altre novità della edizione 2019 B2Cheese, un format fieristico interamente dedicato al settore caseario, tra business, formazione e cultura. Incontri tra produttori, buyers, importatori, distributori, tecnici dove incontrare e far incontare operatori del settore e aziende.

Quattro giorni intensi tra  fiera mercato, esposizioni, laboratori e convegni. Tante anche le occasioni per il pubblico con laboratori di assaggio guidati e possibilità di acquisto. L’aspettativa è di ricevere 150.000 visitatori, una golosa invasione cui non mancheranno occasioni per vivere la città scoprendone i tesori d’arte e  le architetture spettacolari.

Informazioni e prenotazioni sul sito www.progettoforme.eu

Ein Prosit XXI Edizione: sei giorni, più di 100 eventi e un tema importante

Una regione storicamente ‘contaminata’, attraversata, mescolata a culture a loro volta arricchite da iniezioni costanti non poteva che chiamare a raccolta una quindicina di chef stranieri e molti italiani, per un totale di 47 stelle.

Il tema scelto per questa edizione è di quelli importanti: Nemo Propheta in Patria. Durante questo racconto di intrecci di sapori, riti, costumi, culture andrà in scena il meglio che la Regione Friuli Venezia Giulia può offrire, avvalorata da abilità e gusti che arrivano dall’Asia al Sud America.  “Tarvisio e Udine” spiega l’assessore regionale alle Attività produttive e al Turismo, Sergio Emidio Bini “diventano per una settimana le capitali dell’alta gastronomia, con un programma da record, attirando nel capoluogo friulano i più grandi chef del panorama mondiale e nazionale. Ma non solo: Ein Prosit è anche una vetrina delle eccellenze del Friuli Venezia Giulia, dai vini ai prodotti fino alle tipicità regionali. è una perla di rara bellezza che può aiutare Udine a crescere dal punto di vista turistico.
Abbiamo deciso tutto assieme di mettere questo brand a servizio dell’intero sistema del Friuli Venezia Giulia. Metteremo a tavola il mondo, a Udine, con un evento dalle potenzialità incredibili. La Regione” sottolinea l’assessore Bini” anche con PromoturimoFvg, crede fortemente e ha deciso di puntare ancor di più su Ein Prosit, ormai un brand consolidato e un format conosciuto in tutto il mondo – è stato infatti candidato come “Evento dell’anno” ai “The World Restaurants Awards” – convinta che il Consorzio di promozione turistica del Tarvisiano, di Sella Nevea e del Passo Pramollo sa costruire eventi che diventano prodotti turistici per tutto il Friuli Venezia Giulia”.

Anteprima a Tarvisio il 22 e 23 ottobre e a Udine dal 23 al 28 ottobre.

L’intero programma e le vantaggiose offerte turistiche di Ein Prosit 2019 sono consultabili sul sito www.einprosit.org


TUTTOFOOD si conferma hub internazionale dell’agroalimentare

TUTTOFOOD, in programma a Fiera Milano dal 6 al 9 maggio,  si conferma sempre più hub internazionale del sistema agroalimentare e del cibo di qualità, in grado di creare sinergie e accorciare le distanze tra i Paesi del mondo. Racchiudere sempre di più il meglio del saper far italiano e metterlo a contatto con top buyer, favorendo al contempo anche la presenza di Paesi stranieri e imprese verso il mercato italiano. Ad oggi già 32 i Paesi confermati per la prossima edizione, con importanti e numerose aziende e collettive provenienti da Spagna, Grecia, Portogallo, Regno Unito, Cina e USA.

A conferma del carattere internazionale della manifestazione, il Ministero dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha recentemente rilasciato un importante riconoscimento che attesta TUTTOFOOD quale unica manifestazione italiana nel settore agroalimentare in grado di garantire un contributo effettivo per l’export degli Stati Uniti.  Capacità di evolversi, innovandosi, ampliando in modo naturale  le offerte merceologiche è il timone dell’edizione 2019. Nasce TUTTOWINE, lo spazio dedicato al vino realizzato in partnership con UIV- Unione Italiana Vini, che permette ai buyer di spaziare durante la loro permanenza in fiera dal food al beverage. Nuove anche le aree dedicate alle tradizioni nutrizionali, TUTTOKOSHER e TUTTOHALAL, che consolidano il carattere internazionale della manifestazione. Le nuove merceologie si innesteranno nei comparti delle aree più consolidate della manifestazione. Focus sul mondo delicatessen e della gastronomia a TUTTODELI, al mondo delle conserve con TUTTOGROCERY; a TUTTOSWEET grandi conferme del mondo del dolce e dei prodotti da forno, mentre TUTTOPASTA consolida il segmento pasta secca con l’espansione dei produttori storici ed un focus sulla pasta fresca. Si caratterizzano per le new entry TUTTOFROZEN e TUTTOSEAFOOD, le sezioni dedicate al surgelato e al prodotto ittico; e per la crescente innovazione di prodotto i due storici padiglioni dedicati ai latticini e a carne e salumi, TUTTODAIRY e TUTTOMEAT. Debutta Evolution Plaza, il villaggio della trasformazione digitale che – assieme alla già nota Retail Plaza – guarda all’innovazione del settore agroalimentare. Una nuova area che rappresenta un’opportunità per analizzare come le tecnologie 4.0 possono aiutare la crescita del comparto. Ma Evolution Plaza  è anche lo spazio dove aziende e centri di ricerca potranno sperimentare e dialogare tra loro. Si colloca in tal senso la partnership con Netcomm, consorzio del commercio elettronico italiano, che all’interno di quest’area, porterà l’eCommerce Food Lab.Forte investimento su buyer altamente qualificati italiani ed internazionali, grazie anche al contributo di ITA/ICE Agenziasu diversi mercati chiave. L’attenzione ai buyer di alto profilo e orientati a contatti di qualità è anche rafforzata dagli accordi stretti da TUTTOFOOD con importanti associazioni d’oltreoceano come Restaurant Canada, che raccoglie i ristoranti  e le catene del fuori casa canadesi e Specialty Food Association, la più importante associazione del settore negli USA.

TUTTOFOOD sarà partner della Milano Food City dal 3 al 9 Maggio 2019, la settimana del cibo di qualità che si svolgerà in contemporanea alla manifestazione.

Per ulteriori informazioni: www.tuttofood.it, @TuttoFoodMilano.

IL VINO E GLI ITALIANI: UN AMORE DA 14,3 MILIARDI DI EURO NEL 2018

VERONAFIERE: VINITALY BRAND GLOBALE, PER PROMUOVERE LA CULTURA DEL VINO

Verona, 7 aprile 2019 – Passionale come l’amore, tradizionale come il pranzo della domenica, popolare come il calcio. Il vino per gli italiani è molto più di un asset del made in Italy: è un collantetra generazioni che coinvolge quasi 9 cittadini su 10 in tutto lo Stivale. L’indagine Mercato Italia – Gli italiani e il vino, realizzata da Vinitaly con l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor e presentata oggi alla Fiera di Verona in apertura della 53a edizione del salone internazionale dedicato al vino e ai distillati, traccia il profilo dell’approccio al vino e dello stato di salute del mercato internodel primo Paese produttore al mondo. Si beve meno – il 26% di volumi ridotti rispetto a vent’annifa – ma lo fanno praticamente tutti e in modo più responsabile: la media è di 2-4 bicchieri a settimana, consumati soprattutto in casa (67%) in particolare dai baby boomers (55-73 anni, al 93%), ma è rilevante la quota di tutte le generazioni, con i millennials (18-38 anni) che evidenziano già untasso di penetrazione pari all’84%. Dato in aumento sia a casa che nel fuori casa. Si beve meno, dunque, ma il mercato del vino tiene e produce un valore al consumo che, secondo l’analisi, èstimato dall’Osservatorio in 14,3 miliardi di euro (dato 2018).

MERCATO INTERNO: VALORE AL CONSUMO DA 14,3 MILIARDI (+2,8% A VALORE)

Un mega-vigneto da 650mila ettari, con 406 vini a denominazione, 310mila aziende e soprattuttoun valore al consumo del mercato interno che l’Osservatorio Vinitaly – Nomisma Wine Monitor stima nel 2018 in 14,3 miliardi di euro, per un volume di vino venduto pari a 22,9 milioni di ettolitri. Rispetto al 2017 si registra una crescita del 2,8% a valore a fronte di una sostanziale stabilità a volume (-0,4%). Nel confronto tra i top mercati per valore dei consumi, l’Italia si posiziona al 4° postodopo USA, Francia e Regno Unito. Per il presidente di Veronafiere Spa, Maurizio Danese: “Per la prima volta abbiamo stimato il valore al consumo del primo mercato al mondo per i nostri produttori. Il dato, che supera i 14 miliardi di euro, la dice lunga su quanto il settore impatti non solo sulla filiera ma anche sui servizi e sull’Horeca”.

TRADIZIONE ELEGANZA E CULTURA, TRA VECCHIE E NUOVE PREFERENZE

Per la maggior parte degli intervistati il vino è tradizione, eleganza e cultura, al contrario dei superalcolici, associati a divertimento e monotonia, o della birra, dove prevale il matching conamicizia e quotidianità. “Per gli italiani il vino va oltre lo status symbol – commenta il direttore generale di Veronafiere Spa, Giovanni Mantovani –, rappresentando un tassello fondamentale della cultura tricolore, al contrario di altri Paesi consumatori. E Vinitaly è un brand riconosciuto come bandiera: tre italiani su quattro conoscono infatti la nostra manifestazione, dato che sale al Nord,per l’81%, e tra gli italiani con un alto livello di scolarità e reddito. Una notorietà del brand non fine a se stessa – continua il dg – perché Vinitaly ha l’obiettivo di parlare attraverso tutti i canali possibili,

per creare un rapporto sempre più coeso tra il mondo dei produttori e quello dei consumatori. In questi anni abbiamo investito quasi cinque milioni di euro nello sviluppo digital e la nostra sarà la prima manifestazione che userà queste potenzialità”.

E se è vero che il vino rosso rimane il favorito in tavola, lungo la Penisola cambiano le preferenze sulla base di vecchie e nuove abitudini al consumo e della vocazione delle diverse aree vitate. Chi beve vino rosso lo fa nella metà dei casi almeno 2-3 volte la settimana mentre per le altre tipologie il consumo è più episodico, in particolare nel fuori casa. Nelle città metropolitane, dove il tasso di penetrazione è uguale o leggermente superiore alla media italiana (91% a Napoli contro 88% in Italia) e si abbassa l’età media dei consumatori, Roma beve molto più vino bianco rispetto alla media italiana (25% vs 18%) mentre a Napoli i rossi dominano nelle preferenze e a Milano lo sparkling presenta punte di consumo ben superiori alla media, come pure i rosati nei capoluoghi meneghino e partenopeo.

Un rapporto edonistico – quello tra gli italiani e il vino – fatto di soddisfazione dei sensi più che di conoscenza, con solo un quarto dei consumatori che si dice in grado di riconoscere ciò che sta bevendo. Quota quella degli ‘esperti’ che sale nei maschi (33% contro il 18% delle donne), nel Nord- Ovest (31%) e in maniera direttamente proporzionale al reddito (45%) e alla scolarità (laureati al 39%). Tra i criteri di scelta, il territorio di produzione la spunta su denominazione e vitigno. Assieme sommano il 61% delle risposte e si rivelano molto più importanti di prezzo, brand aziendale, consigli di sommelier e caratteristiche green. Tra i ‘saranno famosi’ nei prossimi 2-3 anni, i consumatori indicano invece gli autoctoni (28%), i biologici (19%), i vini veneti, piemontesi, toscani, pugliesi e siciliani e quelli leggeri, facili da bere e da mixare. Vino nel bicchiere ma anche in campagna, con il 23% degli italiani che hanno fatto una vacanza/escursione in un territorio del vino e solo il 18% che esclude questa possibilità in futuro. Tra le mete più ambite, stravince la Toscana con il Chianti e Siena, poi Piemonte (Langhe e Asti) e il Veneto.

FENOMENO SPRITZ E VINI MIXATI

Su tutta la Penisola si fa largo lo spritz che è il re del fuori casa (e dell’aperitivo) e ormai un vero e proprio rito di iniziazione al vino per i palati più giovani. Una svolta pop che allo stesso tempo può essere interpretata come un primo approccio culturale verso un prodotto bandiera.

REGIONI: NORD IN TESTA PER CONSUMI E CONOSCENZA

“L’indagine realizzata sul consumatore italiano di vino – ha detto il responsabile di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini –, è stata declinata in profondità per aree, regioni e grandi città, un dettaglio necessario per capire a fondo le tendenze che si stanno delineando nel mercato nazionale. Un mercato che non va trascurato, non solo per il valore che esprime ma per il fatto che la brand reputation dei nostri produttori e dei nostri vini – da far poi valere sui mercati esteri – si costruisceinnanzitutto in Italia”. Il quadro indagato dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor – che ha realizzato anche focus su 6 regioni (Veneto, Lombardia, Piemonte, Toscana, Campania e Sicilia) e 3 città (Roma, Milano e Napoli) – rende un’Italia del vino abbastanza uniforme nelle abitudini al consumo, con una lieve prevalenza al Nord, dove anche si concentra una maggior conoscenza del prodotto. Vola, in particolare in Lombardia e Veneto, il consumo di spritz (attorno al 40% nel fuori casa) e più in generale dei vini mixati nelle grandi città, dove è maggiore anche la propensione alla vacanza enoturistica, in particolare a Milano (36%). Il rosso, primo tra i consumi, domina al Sud, in Piemonte e in Toscana, mentre in Veneto è altissima l’incidenza degli sparkling. Più marcate le differenze sulla conoscenza dei grandi vitigni: chiamati a indicare la provenienza regionale di Amarone della Valpolicella, Brunello di Montalcino e Franciacorta, solo 1 italiano su 4 risponde correttamente, in una geografia delle risposte che premia i veneti (38% di risposte senza errori), seguiti da Lombardia (34%), mentre fanalini di coda sono la Sicilia e la Campania, dove la soglia si abbassa a circa 1/5 dei rispondenti.

Lo street food a Milano è anche giapponese

 Da Venerdì 5 aprile Takochu porta per la prima volta i takoyaki a Milano, anzi, in Italia, il goloso street food made in Japan che rende felici i palati dei gaudenti appassionati del genere.

Nell’immaginario occidentale i takoyaki hanno un posto speciale: sono parte dello street food giapponese per eccellenza, le classiche polpettine di polpo preparate con una semplice pastella a base di farina, brodo dashi, uova, sale e zucchero, all’interno della quale vengono mescolati diversi ingredienti come zenzero sott’aceto e cipollotto, il tutto ingolosito dalla salsa Otafuku, maionese e katsuobushi (i fiocchi di pesce disidratato che con il calore sembrano muoversi).

Lorenzo Ferraboschi Maiko Takashima, propongono solo ciò che è davvero un’autenticità giapponese (come il ristorante Sakeya, Wagyu Company, Sake Sommelier Association).

Le tanto amate polpettine di polpo fritte andranno a comporre la già vasta offerta dello street food milanese con un concept semplice e giovane, unico proveniente dal Sol Levante nella capitale meneghina: code veloci in strada, frittura, birretta e via a gustarsi il Giappone in cartoccio.

Inizialmente verranno proposte solo con polpo, dopo qualche settimana anche in versione vegetale e dolce. Come a Tokyo, sarà il primo locale senza cassa, ci sarà solo un totem per ordinare il numero di cartoccini di takoyaki desiderati, 6 pezzi a 4 euro.

In abbinamento anche il drink sarà facile e fruibile, si potrà scegliere tra birra giapponese, sake, the verde, soft drink, il tutto take away.

Appuntamento dunque il 5 Aprile alle 18:30 per l’inaugurazione ufficiale al pubblico dove ci saranno takoyaki gratis per tutti, fino ad esaurimento.

Takochu via Casale 3/A – Milano
Facebook: @takochumilano
Instagram: @takochu_milano
Da martedì a domenica dalle 18:00 alle 22:00