Polpette Affogate

Ho sempre pensato alle polpette come a un cibo consolatorio, definizione che preferisco di gran lunga al comfort food. Queste sono facilissime e per le dosi è sufficiente tenere a mente la regola del due…

 

Cosa serve:

  • 2 etti di carne di manzo macinata
  • 2 etti di carne di vitello macinata
  • 2 etti di carne di maiale macinata
  • 2 etti di salsiccia
  • 2 etti di prosciutto crudo
  • 2 etti  di lingua
  • 2 etti di pancetta
  • 2 etti di formaggio: uno di parmigiano grattato e un secondo  di vostro gusto
  • due tazzine di ottimo pan grattato
  • 2 uova
  • prezzemolo e aromi, sale e pepe, paprica dolce
  • 2 bottiglie di passata di pomodoro
  • 2 cucchiai di olio extravergine

Come si fa:

In una pentola capiente e dai bordi alti  cuocere  mantendendo un lento bollore la passata con olio, aromi e paprica.  In un recipiente  raccogliere le carni, la salsiccia  e i salumi tritati mescolando tutto con le mani. Aggiungere  il formaggio, il prezzemolo, gli aromi e le due uova. Regolare di sale e pepe. per ultimo unire il pan grattato. Impastare con le mani, formare delle polpette rotonde e buttarle nel sugo bollente. Cuocere a fuoco basso per circa 30 minuti. Migliori il giorno dopo, se avanzano.

Clicca sulla foto per gustarla meglio…

Pasta fatta in casa con sugo di pomodoro, salsiccia e formaggio

Avete preparato le caramelle di porri? Ottimo, allora spero che vi sia avanzata un po’ di salsiccia punta di coltello…

Cosa serve per il sugo: una o due salsiccie non speziate abbastanza dolci (le  punta di coltello, per esempio,  le trovate anche nella grande distribuzione) grossomodo una ogni 2 persone, formaggio non troppo stagionato, burro una noce, mezzo bicchiere di vino rosso, passata di pomodoro.

Cosa serve per la pasta: 1 uovo intero ogni 100 grammi di farina + 1, farina tipo 1 o quella che che preferite.

Come si fa il sugo: in un tegame (io preferisco il coccio) mettiamo la noce di burro, lasciamo spumeggiare e buttiamo le salsiccie sbriciolate a rosolare, bagnamo col mezzo bicchiere di vino e lasciamo evaporare quasi del tutto, aggiungiamo il formaggio tritato, mescoliamo e terminiamo con la passata di pomodoro. Portiamo a cottura regolando di sale e aromi se ci piacciono. Adesso dedichiamoci alla pasta.

Come si fa la pasta: prepariamo la pasta con la planetaria oppure a mano mescolando la farina e le uova,  impastiamo fino a rendere il composto liscio ed elastico, avvolgiamolo nella  pellicola alimentare e lasciamo riposare per  30 minuti, poi stendiamo la pasta poco per volta  col mattarello  o con la macchinetta fino allo spessore desiderato e tagliamola nella forma preferita infarinando spesso per evitare che si appiccichi.

Mettiamo a bollire l’acqua  in una pentola capace, saliamo e cuociamo la pasta facendo attenzione ai tempi di cottura, molto rapidi.

Condiamo  la pasta direttamente nel tegame e serviamo.

Caramelle di porri e salsiccia

Cosa serve:

le foglie esterne ma bianche di due o tre porri -formaggio non troppo stagionato (asiago o simili) – salsiccia a punta di coltello (una in genere basta per tre caramelle) – vino rosso due bicchieri – uova 1/2 – pan grattato – erba cipollina per chiudere le caramelle.

Come si fa:

Aprite  le foglie del porro facendo una incisione per la lunghezza e separatele delicatamente. Mettete al fuoco dell’acqua in un tegame largo, prima del bollore buttate i porri per qualche minuto, devono scottarsi non cuocere. Scolateli e distendeteli su un canovaccio ad asciugare senza seccare, devono rimanere elastici ( si puo fare la sera prima o la mattina). Aprite le salsiccie, sgranate il contenuto e fatelo cuocere con pochissimo burro e abbondante vino rosso, fino ad evaporazione. Lasciate raffreddare. Frullate in modo grossolano il formaggio con un cucchiaio di pane grattato per non appiccicarlo alla lama. In una ciotola riunite la salsiccia, il formaggio, un uovo intero e se serve il rosso del secondo, amalgamate, se serve aggiungete ancora pan grattato. L’impasto deve rimanere morbido. Stendete i porri e farciteli  avendo cura di lasciare spazio alle estremità per chiudere. Arrotolate e  legate con l’erba cipollina.

In una antiaderente mettete una noce di burro, quando è spumeggiante adagiate le vostre caramelle e fate prendere colore da entrambi i lati, girandole con attenzione, senza far bruciare il burro. Servite con palline di purè.

 

Pasta guanciale e zucca

Cosa serve:

Pasta fresca, meglio se corta, una fetta di zucca alta un centimetro (io ho usato quella napoletana), una fetta di guanciale alta mezzo centimetro, uno scalogno, brodo di carne e olio extravergine di oliva. Queste le dosi del condimento per due/tre persone, per la pasta regolatevi secondo esperienza.

Come si fa:

In un coccio scelto secondo il numero dei commensali ( se non l’avete usate una pentola  in  ghisa) mettete due cucchiai di olio extravergine di oliva e  uno scalogno affettato sottile facendolo ammorbidire. Intanto tagliate a cubetti piccini il guanciale e unitelo allo scalogno. Scaldate il brodo. Lasciate rosolare tutto con calma finchè parte del grasso del guanciale non si scioglie lasciando una bella crosticina. Adesso è il momento di  mettere uno o  due mestoli di brodo alzando un po’ la fiamma. Aggiungete anche la zucca e lasciate cuocere qualche minuto. Buttate la pasta e controllate che ci sia abbastanza liquido per la sua cottura. Se è troppo fate rapprendere. Io non regolo di sale perchè con guanciale e brodo di carne risulta sufficientemente saporita.  Ancora più appetitosa se servita a porzione nei cocci, precedentemente scaldati.

Tempo di preparazione: 20 minuti circa.

 

Pasta integrale, broccoletti e peperone crusco

Avere desiderio di pasta ma zero voglia di uscire per fare la spesa sotto una pioggia incessante; il bisogno aguzza l’ingegno e quindi preparo una pasta con quello che c’è.

  • un avanzo di peperoni cruschi (peperoni dolci di dolci di Senise in Basilicata)
  • una cipollina
  • una fetta di guanciale
  • due cucchiai di olio extravergine
  • un paio di pomodori freschi
  • un ciuffo di broccoletti
  • un tegame in coccio, la mia passione
  • un pugno di sedani rigati integrali

Mondo i broccoletti e li metto a lessare in acqua salata, intanto  affetto la cipolla non troppo fine, spezzo con le mani il peperone e riduco a cubetti la fetta di guanciale. Due cucchiai di olio nel coccio e a freddo butto tutto e lascio rosolare a fuoco lentissimo. Aggiungo i pomodori freschi fatti a pezzettini e i ciuffi di broccoletti scolandoli dall’acqua di cottura. Butto la pasta nella medesima acqua e nel mentre che cuoce faccio insaporire il sughetto nel coccio.  A cottura – al dente – tolgo la pasta con la schiumarola e la insaporisco nel coccio, se serve aggiungo un mestolino di acqua di cottura. Decido di non aggiungere pecorino o altro e, finalmente, mangio.

 

Rosexpo punta all’estero: la quinta edizione della rassegna dei rosati a Lecce

Cosa manca al vino italiano per conquistare poderosamente i mercati internazionali? Esiste una cabina di regia nazionale per la promozione del sistema enologico all’estero? Oppure si lascia tutto alla capacità delle singole aziende e dei consorzi troppo spesso avviluppati nelle pieghe di pratiche amministrative talvolta scoraggianti? Nell’anno di grazia dell’export del vino italiano, che vede il Bel Paese come detentore di un quinto di tutte le esportazioni mondiali del settore, con un fatturato 2017 cresciuto del 2,7% raggiungendo 11,3 miliardi di euro di quota (fonte Industry Book Unicredit), ecco che l’edizione numero 5 di Roséxpo, il salone internazionale dei vini rosati, promosso a Lecce da deGusto Salento, l’associazione dei produttori del Negroamaro, punta l’obiettivo proprio oltreoceano e prova a dare delle risposte concrete a tutte queste domande.

Un’edizione che già nei numeri segna un successo: 264 etichette, 177 aziende, 5 consorzi, 7 grandi distributori, 14 regioni italiane coinvolte, 31 etichette straniere che coprono il globo dalla Francia alla Slovenia, da Israele al Libano e ancora Georgia e Portogallo; quattro seminari con focus su quattro assi portanti della proposta dei rosati, ovvero Champagne, Provenza, Trentodoc e Lambrusco.

«Perché parlare ancora di rosati? Perché in questo momento il trend di vendite è in crescita – racconta Ilaria Donateo, presidente di deGusto Salento e direttore di Roséxpo – Negli Stati Uniti, secondo un’indagine della Nielsen, ad aprile dello scorso anno quella dei rosati è stata tra le categorie di vini più attrattive e accattivanti   segnando un +53% nelle vendite superando, di fatto, la vendita dei vini fermi.  Anche in Italia c’è un fermento in al senso. Fino a qualche anno erano le donne a preferire i vini rosati, oggi, invece, è una passione trasversale».

L’apertura dei lavori è prevista per sabato 23 giugno alle 16,30con un confronto sul tema “Il vino rosato visto oltreoceano”, al quale prenderanno parte Steve KimJean Marc Ducasse,ideatore di Pink rosè festival, Ylenia Lucaselli, nella sua veste di Global advisor della Southern Glazer’s Wine and Spirits, con sede a Miami e in Texas, Claudia Bondi, esperta di comunicazione, e la giornalista Laura Donadoni. Interverranno anche i delegati dei consorzi di Tutela di Bardolino, Valtènesi, Vini d’Abruzzo, Castel del Monte e Salice Salentino, quello del Trentodoc e ospiti autorevoli per l’apertura di una discussione che possa diventare strumento di lavoro per chi, da oggi in poi, voglia individuare le linee guida per le aziende affinchè possano sviluppare maggiore appeal sui mercati internazionali. Il taglio del nastro è affidato, non casualmente, alla donna che per conto di Vinitaly è chiamata a scandagliare ogni angolo commerciabile del pianeta, ovvero Steve Kim, managing director di Vinitaly International.

MASTERCLASSS. Quattro i seminari previsti per l’edizione numero 5 del salone internazionale dei vini rosati. Nelle sale del Castello Carlo V di Lecce protagonisti della prima giornata saranno gli champagne in un seminario condotto da Francesco Muci, responsabile per la regione Puglia della guida Slow Wine, in cui per gli appassionati sarà possibile degustare le grandi maison dello champagne, da Veuve ClicquotLouis Roderer, da Laurent PerrierJean Gossetper chiudere con Vranken Demoiselle, tuti rigorosamente declinati nella versione rosè. A seguire, e con il supporto sia nella tecnica sia nella narrazione del professor Giuseppe Baldassarre, consigliere nazionale AIS, e di Jean Marc Ducasse, l’asse si sposterà sui rosati francesi made in Provenza. La seconda giornata dei lavori focalizza l’attenzione sull’Italia, con un focus sul Trentodoce sui rosati di montagna delle Dolomiti con un viaggio tra diverse aziende blasonate con la cui storia spesso si intrecciano le vicende italiane. Infine per concludere l’esperienza sui rosati sarà Maura Gigatti, miglior sommelier del Lambrusco 2016, a condurre un seminario su un vitigno non sempre valorizzato, ma che nella sua versione rosè riesce ad esprimersi con punte di altissimo interesse.

 #OGGIROSE’. Il primo venerdì dell’estate è rosa. I consorzi di tutela del Chiaretto di Bardolino, Valtènesi, Cerasuolo d’Abruzzo, Castel del Monte e Salice Salentino, in collaborazione con deGusto Salento, a margine della firma del Patto d’Intenti per la valorizzazione del vino rosato autoctono italiano, presentano #oggirosé. Venerdì 22 giugno 2018 l’Italia si colorerà di rosa con una serie di aperitivi, cene e degustazioni che vedranno coinvolte cantine, enoteche, wine bar e ristoranti di tutta la penisola. Info: https://oggirose.it/ L’iniziativa che precederà Roséxpo a Lecce è stata studiata con il Consorzio del Salice Salentino. Cinque wine bar, ovvero Mastro, Caffè Anfiteatro, Doppio 0, Crianza. Mamma Elvira, all’esterno delle loro attività avranno una postazione con somministrazione di vini Rosati sia del Consorzio del Salice (4 etichette a marchio DOC ) sia delle aziende di deGusto.

 

 

I PROFESSIONISTI DEL MONDO DEL VINO A BERGAMO, VINO EN PRIMEUR

L’Azienda Agricola Le Corne di Grumello del Monte ha ospitato la quarta edizione di ‘Bergamo, vino en primeur’una manifestazione nata dalla voglia di un gruppo di produttori vinicoli bergamaschi di mettersi in gioco e confrontarsi con un pubblico di settore.

L’evento, solo su invito e con accredito, ha visto la partecipazione di tutti quei professionisti legati al mondo del vino: distributori, buyer, ristoratori, titolari di enoteche, sommelier e degustatori, giudici di concorsi internazionali e stampa specializzata.  Il focus era il vino: la degustazione en primeur, nata in Francia, consiste nell’assaggiare il prodotto dell’ultima vendemmia per comprendere e valutare il vino che verrà. Senza dubbio un taglio tecnico e, al tempo stesso, didattico; utile per iniziare a capire l’evoluzione del vino, importante per avere indicazioni sul lungo percorso da fare prima di arrivare all’imbottigliamento e alla commercializzazione. Dodici aziende, Caminella-Le Corne-La Collina-Tenuta Castello di Grumello-Tenuta Le Mojole-La Rocchetta-Valba-Pecis-Tenuta Casa Virginia-Tosca-Eligio Magri e Sant’Egidio, come per le passate edizioni, dodici terreni ed esposizioni differenti a rappresentare quella magnifica fascia collinare che va dall’Adda all’Oglio. Una terra, quella della provincia di Bergamo, che non produce solo il classico taglio bordolese: ottimi i vini bianchi frutto di vari vitigni, gli spumanti, i vitigni autoctoni come il Franconia o la Merera in purezza di cui l’unico produttore è la Tenuta Castello di Grumello col suo Brolo dei Guelfi.

Come per le passate edizioni, una personalità del mondo del vino ha introdotto la degustazione: il prof. Luigi Moio, uno dei massimi esperti di Enologia, ordinario all’Università di Napoli e autore del bellissimo volume Il Respiro del Vino. Il prof. Moio ha posto l’accento sull’importanza del 45 parallelo, al nord e al sud del quale nascono i più grandi vini, bianchi e rossi: è il parallelo che attraversa anche l’area vinicola della provincia di Bergamo, non solo la regione di Bordeaux.  L’importanza di scegliere quale modello di vino fare (ricordiamo che nella zona bergamasca i vitigni internazionali più presenti sono il Cabernet Sauvignon e il Merlot), la capacità di capire il territorio, come piantare, come equilibrare due varietà così diverse dal punto di vista delle molecole: ogni aspetto è importante e fondamentale per produrre un ottimo vino. Evidenziare e far riconoscere l’identità di un vino per rendere immediatamente distinguibile un territorio è la chiave per diffondere le aree vitivinicole meno note ma non meno interessanti. I giornalisti e i professionisti di settore invitati ad incontrare i produttori hanno piacevolmente scoperto e riscoperto una fascia collinare, a due passi da Milano, ricca di proposte, di storia e bella da vivere, dove la qualità della produzione è in continua crescita.

Il vino affascina, coinvolge e il territorio di Bergamo ha potenzialità straordinarie ma fino ad ora non ancora colte e impiegate come dovrebbe, da qui molti gli spunti per intraprendere azioni più incisive.

Non solo vino a ‘Bergamo, vino en primeur’, la manifestazione è nata e resta profondamente radicata sul territorio: ad accompagnare la degustazione i grandi salumi di Podere Montizzolo, azienda con sede a Caravaggio e CasArrigoni con i formidabili formaggi della Valtaleggio. La bellezza del luogo e della sua natura, la piacevolezza del clima hanno fatto dell’evento un appuntamento da non perdere per le prossime edizioni.

Le foto della manifestazione sono state scattate da FOTO CORINI Grumello del Monte.

La tappa di BtoB CHIC a Villa Necchi alla Portalupa

Un parco spettacolare quello di Villa Necchi,   una tenuta che dalla fine del 1800 ha visto i reali di mezza Europa partecipare alle battute di caccia all’anatra organizzate in questo angolo di Lomellina. Qui si è fermata una delle tappe del circuito BtoB CHIC: aziende selezionate per qualità e varietà hanno dato  allo chef padrone di casa Antonio Danise e ai suoi i colleghi Chic l’occasione per creare ricette sur place.
Il riso prima di tutto, quello di Riserva San Massimo e di Riso Buono. I formaggi superlativi di Vaghi (vaccini, caprini eaffinati particolari), le farine per dolci e salati, il burro e la panna (quella prodotta da Tex Rench crea dipendenza), le verdure aromatiche di Bazzana Garden (da provare subito la senape), la birra  Amarcord con la linea AMA nata per accompagnare la nostra cucina. Aziende che si trovano a poca distanza e  facili da visitare; magari durante un fine settimana di relax  totale alla Villa. Passeggiate,  escursioni in barca e in canoa, le città di Pavia e Vigevano a pochi chilometri.
Gli chef di questo In the Kitchen Tour: Beppe Allegretta, Andrea Alfieri, Armando Beneduce, Federico Beretta, Giuseppe Cereda, Fabio Groppi, Michele Mauri, Rie Otsuka, Davide Quesada.
Le Aziende: Birra Amarcord, Riso Buono, Spirito Contadino, Borgo del Balsamico, Agugiaro&Figna, Koppert Cress, Valverde, Selecta, Agostinetto, Riserva San Massimo, Vaghi formaggi, Tex Rench, Vero Latte Vigevano, Ingon Be, Azienda Zipo, Soc. Agr. Bazzana Garden, Az, Agr. Altrocchi Fratelli. E ancora: Royale, Espresso, Moretti Forni, Trabo, Fsg Italia.

Ristorante Villa Necchi – Villa Necchi alla Portalupa – Fraz. Molino d’Isella – Via Cavalier Vittorio Necchi 2-4           27025 Gambolò (PV) Tel. (+39) 0381 092601
Aperto venerdì e sabato a cena, domenica a pranzo. Su prenotazione gli altri giorni

Alessandra Baldereschi mette l’arte ai nostri piedi

Io li trovo davvero bellissimi. Di cosa si tratta? E’ una collezione di tappeti in lana che trae ispirazione dai dipinti del 700 veneziano, realizzata per Nodus.

Un periodo conosciuto per una minor influenza religiosa nei temi raffigurati e un’attenzione alla centralità dell’uomo. La donna e il paesaggio acquisiscono maggiore importanza e vengono spesso coniugati in un’ambientazione bucolica.

I celebri dipinti “Gloria d’angeli” di Gianbattista Tiepolo e “Il commiato di Venere” di Sebastiano Ricci sono stati rielaborati digitalmente e trasformati in zone di colore con numerose sfumature diverse per ottenere un effetto ugualmente pittorico e velato. Alessandra Baldereschi li ha ‘tradotti’ in tappeti. bellissimi e fedeli ai dipinti, per avere l’arte ai vostri piedi.

I due tappeti sono caratterizzati da raffinate tonalità neutre e una delicata tridimensionalità data dalla lavorazione della lana su livelli diversi che accentua la prospettiva del dipinto. Un nuovo punto di vista per due opere originariamente destinate a cupole e volte di famose architetture. Una celebrazione del nostro patrimonio storico e artistico, inesauribile fonte di ispirazione e conoscenza.

“L’incanto della nostra Storia dell’Arte mi circonda, mi accompagna e mi insegna.”

 

ONAV E ASSOENOLOGI: LAVORARE INSIEME IN ITALIA E NEL MONDO PER UN FUTURO FERTILE DELL’ENOLOGIA

La presentazione del volume edito da Assoenologi “Vinifera. L’Italia del vitigni” e l’incontro tra due presidenti del mondo del vino, durante una piacevole serata di degustazione a Milano, sono bastate per innescare la collaborazione tra le due associazioni presiedute da Vito Intini (ONAV Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino) e Riccardo Cotarella (Assoenologi). Dopo 30 anni, finalmente le associazioni, con grande stima reciproca e cordialità, tornano a collaborare e a progettare futuri lavori su tre fronti: quello editoriale, la CoNVI – Confederazione Nazionale del Vino Italiana e un importantissimo progetto di formazione degli studenti italiani di enologia e viticultura a partenza immediata, i cui dettagli sono stati discussi dai presidenti a porte chiuse e che presto saranno divulgati.

Vito Intini, all’inizio della degustazione, ha parlato di “un grande cambiamento culturale che ha rivoluzionato il vino italiano: un’evoluzione caratterizzata dall’orgoglio dei produttori e dalla loro prontezza nel capire che il consumatore vuole sapere cosa è successo nella bottiglia e prima della bottiglia. Un percorso che può essere narrato e garantito solo dalla presenza dell’enologo in cantina, oggi fondamentale, ma un tempo vista con sospetto”.

“Passione, cultura ed emozione” sono le parole con cui Riccardo Cotarella ha definito non solo il suo rapporto con il vino, ma anche quello di tutte le categorie che ne vengono attratte, dai produttori agli enologi, dai comunicatori ai consumatori, “perché il vino è un mondo che coinvolge”. “Solo tutelando e valorizzando il territorio si difende il vitigno”, ha detto Cotarella presentando il volume edito da Assoenologi “Vinifera. L’Italia dei vitigni” che presenta e analizza trentadue vitigni simbolo del nostro territorio.