TUTTOFOOD si conferma hub internazionale dell’agroalimentare

TUTTOFOOD, in programma a Fiera Milano dal 6 al 9 maggio,  si conferma sempre più hub internazionale del sistema agroalimentare e del cibo di qualità, in grado di creare sinergie e accorciare le distanze tra i Paesi del mondo. Racchiudere sempre di più il meglio del saper far italiano e metterlo a contatto con top buyer, favorendo al contempo anche la presenza di Paesi stranieri e imprese verso il mercato italiano. Ad oggi già 32 i Paesi confermati per la prossima edizione, con importanti e numerose aziende e collettive provenienti da Spagna, Grecia, Portogallo, Regno Unito, Cina e USA.

A conferma del carattere internazionale della manifestazione, il Ministero dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha recentemente rilasciato un importante riconoscimento che attesta TUTTOFOOD quale unica manifestazione italiana nel settore agroalimentare in grado di garantire un contributo effettivo per l’export degli Stati Uniti.  Capacità di evolversi, innovandosi, ampliando in modo naturale  le offerte merceologiche è il timone dell’edizione 2019. Nasce TUTTOWINE, lo spazio dedicato al vino realizzato in partnership con UIV- Unione Italiana Vini, che permette ai buyer di spaziare durante la loro permanenza in fiera dal food al beverage. Nuove anche le aree dedicate alle tradizioni nutrizionali, TUTTOKOSHER e TUTTOHALAL, che consolidano il carattere internazionale della manifestazione. Le nuove merceologie si innesteranno nei comparti delle aree più consolidate della manifestazione. Focus sul mondo delicatessen e della gastronomia a TUTTODELI, al mondo delle conserve con TUTTOGROCERY; a TUTTOSWEET grandi conferme del mondo del dolce e dei prodotti da forno, mentre TUTTOPASTA consolida il segmento pasta secca con l’espansione dei produttori storici ed un focus sulla pasta fresca. Si caratterizzano per le new entry TUTTOFROZEN e TUTTOSEAFOOD, le sezioni dedicate al surgelato e al prodotto ittico; e per la crescente innovazione di prodotto i due storici padiglioni dedicati ai latticini e a carne e salumi, TUTTODAIRY e TUTTOMEAT. Debutta Evolution Plaza, il villaggio della trasformazione digitale che – assieme alla già nota Retail Plaza – guarda all’innovazione del settore agroalimentare. Una nuova area che rappresenta un’opportunità per analizzare come le tecnologie 4.0 possono aiutare la crescita del comparto. Ma Evolution Plaza  è anche lo spazio dove aziende e centri di ricerca potranno sperimentare e dialogare tra loro. Si colloca in tal senso la partnership con Netcomm, consorzio del commercio elettronico italiano, che all’interno di quest’area, porterà l’eCommerce Food Lab.Forte investimento su buyer altamente qualificati italiani ed internazionali, grazie anche al contributo di ITA/ICE Agenziasu diversi mercati chiave. L’attenzione ai buyer di alto profilo e orientati a contatti di qualità è anche rafforzata dagli accordi stretti da TUTTOFOOD con importanti associazioni d’oltreoceano come Restaurant Canada, che raccoglie i ristoranti  e le catene del fuori casa canadesi e Specialty Food Association, la più importante associazione del settore negli USA.

TUTTOFOOD sarà partner della Milano Food City dal 3 al 9 Maggio 2019, la settimana del cibo di qualità che si svolgerà in contemporanea alla manifestazione.

Per ulteriori informazioni: www.tuttofood.it, @TuttoFoodMilano.

IL VINO E GLI ITALIANI: UN AMORE DA 14,3 MILIARDI DI EURO NEL 2018

VERONAFIERE: VINITALY BRAND GLOBALE, PER PROMUOVERE LA CULTURA DEL VINO

Verona, 7 aprile 2019 – Passionale come l’amore, tradizionale come il pranzo della domenica, popolare come il calcio. Il vino per gli italiani è molto più di un asset del made in Italy: è un collantetra generazioni che coinvolge quasi 9 cittadini su 10 in tutto lo Stivale. L’indagine Mercato Italia – Gli italiani e il vino, realizzata da Vinitaly con l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor e presentata oggi alla Fiera di Verona in apertura della 53a edizione del salone internazionale dedicato al vino e ai distillati, traccia il profilo dell’approccio al vino e dello stato di salute del mercato internodel primo Paese produttore al mondo. Si beve meno – il 26% di volumi ridotti rispetto a vent’annifa – ma lo fanno praticamente tutti e in modo più responsabile: la media è di 2-4 bicchieri a settimana, consumati soprattutto in casa (67%) in particolare dai baby boomers (55-73 anni, al 93%), ma è rilevante la quota di tutte le generazioni, con i millennials (18-38 anni) che evidenziano già untasso di penetrazione pari all’84%. Dato in aumento sia a casa che nel fuori casa. Si beve meno, dunque, ma il mercato del vino tiene e produce un valore al consumo che, secondo l’analisi, èstimato dall’Osservatorio in 14,3 miliardi di euro (dato 2018).

MERCATO INTERNO: VALORE AL CONSUMO DA 14,3 MILIARDI (+2,8% A VALORE)

Un mega-vigneto da 650mila ettari, con 406 vini a denominazione, 310mila aziende e soprattuttoun valore al consumo del mercato interno che l’Osservatorio Vinitaly – Nomisma Wine Monitor stima nel 2018 in 14,3 miliardi di euro, per un volume di vino venduto pari a 22,9 milioni di ettolitri. Rispetto al 2017 si registra una crescita del 2,8% a valore a fronte di una sostanziale stabilità a volume (-0,4%). Nel confronto tra i top mercati per valore dei consumi, l’Italia si posiziona al 4° postodopo USA, Francia e Regno Unito. Per il presidente di Veronafiere Spa, Maurizio Danese: “Per la prima volta abbiamo stimato il valore al consumo del primo mercato al mondo per i nostri produttori. Il dato, che supera i 14 miliardi di euro, la dice lunga su quanto il settore impatti non solo sulla filiera ma anche sui servizi e sull’Horeca”.

TRADIZIONE ELEGANZA E CULTURA, TRA VECCHIE E NUOVE PREFERENZE

Per la maggior parte degli intervistati il vino è tradizione, eleganza e cultura, al contrario dei superalcolici, associati a divertimento e monotonia, o della birra, dove prevale il matching conamicizia e quotidianità. “Per gli italiani il vino va oltre lo status symbol – commenta il direttore generale di Veronafiere Spa, Giovanni Mantovani –, rappresentando un tassello fondamentale della cultura tricolore, al contrario di altri Paesi consumatori. E Vinitaly è un brand riconosciuto come bandiera: tre italiani su quattro conoscono infatti la nostra manifestazione, dato che sale al Nord,per l’81%, e tra gli italiani con un alto livello di scolarità e reddito. Una notorietà del brand non fine a se stessa – continua il dg – perché Vinitaly ha l’obiettivo di parlare attraverso tutti i canali possibili,

per creare un rapporto sempre più coeso tra il mondo dei produttori e quello dei consumatori. In questi anni abbiamo investito quasi cinque milioni di euro nello sviluppo digital e la nostra sarà la prima manifestazione che userà queste potenzialità”.

E se è vero che il vino rosso rimane il favorito in tavola, lungo la Penisola cambiano le preferenze sulla base di vecchie e nuove abitudini al consumo e della vocazione delle diverse aree vitate. Chi beve vino rosso lo fa nella metà dei casi almeno 2-3 volte la settimana mentre per le altre tipologie il consumo è più episodico, in particolare nel fuori casa. Nelle città metropolitane, dove il tasso di penetrazione è uguale o leggermente superiore alla media italiana (91% a Napoli contro 88% in Italia) e si abbassa l’età media dei consumatori, Roma beve molto più vino bianco rispetto alla media italiana (25% vs 18%) mentre a Napoli i rossi dominano nelle preferenze e a Milano lo sparkling presenta punte di consumo ben superiori alla media, come pure i rosati nei capoluoghi meneghino e partenopeo.

Un rapporto edonistico – quello tra gli italiani e il vino – fatto di soddisfazione dei sensi più che di conoscenza, con solo un quarto dei consumatori che si dice in grado di riconoscere ciò che sta bevendo. Quota quella degli ‘esperti’ che sale nei maschi (33% contro il 18% delle donne), nel Nord- Ovest (31%) e in maniera direttamente proporzionale al reddito (45%) e alla scolarità (laureati al 39%). Tra i criteri di scelta, il territorio di produzione la spunta su denominazione e vitigno. Assieme sommano il 61% delle risposte e si rivelano molto più importanti di prezzo, brand aziendale, consigli di sommelier e caratteristiche green. Tra i ‘saranno famosi’ nei prossimi 2-3 anni, i consumatori indicano invece gli autoctoni (28%), i biologici (19%), i vini veneti, piemontesi, toscani, pugliesi e siciliani e quelli leggeri, facili da bere e da mixare. Vino nel bicchiere ma anche in campagna, con il 23% degli italiani che hanno fatto una vacanza/escursione in un territorio del vino e solo il 18% che esclude questa possibilità in futuro. Tra le mete più ambite, stravince la Toscana con il Chianti e Siena, poi Piemonte (Langhe e Asti) e il Veneto.

FENOMENO SPRITZ E VINI MIXATI

Su tutta la Penisola si fa largo lo spritz che è il re del fuori casa (e dell’aperitivo) e ormai un vero e proprio rito di iniziazione al vino per i palati più giovani. Una svolta pop che allo stesso tempo può essere interpretata come un primo approccio culturale verso un prodotto bandiera.

REGIONI: NORD IN TESTA PER CONSUMI E CONOSCENZA

“L’indagine realizzata sul consumatore italiano di vino – ha detto il responsabile di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini –, è stata declinata in profondità per aree, regioni e grandi città, un dettaglio necessario per capire a fondo le tendenze che si stanno delineando nel mercato nazionale. Un mercato che non va trascurato, non solo per il valore che esprime ma per il fatto che la brand reputation dei nostri produttori e dei nostri vini – da far poi valere sui mercati esteri – si costruisceinnanzitutto in Italia”. Il quadro indagato dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor – che ha realizzato anche focus su 6 regioni (Veneto, Lombardia, Piemonte, Toscana, Campania e Sicilia) e 3 città (Roma, Milano e Napoli) – rende un’Italia del vino abbastanza uniforme nelle abitudini al consumo, con una lieve prevalenza al Nord, dove anche si concentra una maggior conoscenza del prodotto. Vola, in particolare in Lombardia e Veneto, il consumo di spritz (attorno al 40% nel fuori casa) e più in generale dei vini mixati nelle grandi città, dove è maggiore anche la propensione alla vacanza enoturistica, in particolare a Milano (36%). Il rosso, primo tra i consumi, domina al Sud, in Piemonte e in Toscana, mentre in Veneto è altissima l’incidenza degli sparkling. Più marcate le differenze sulla conoscenza dei grandi vitigni: chiamati a indicare la provenienza regionale di Amarone della Valpolicella, Brunello di Montalcino e Franciacorta, solo 1 italiano su 4 risponde correttamente, in una geografia delle risposte che premia i veneti (38% di risposte senza errori), seguiti da Lombardia (34%), mentre fanalini di coda sono la Sicilia e la Campania, dove la soglia si abbassa a circa 1/5 dei rispondenti.

Lo street food a Milano è anche giapponese

 Da Venerdì 5 aprile Takochu porta per la prima volta i takoyaki a Milano, anzi, in Italia, il goloso street food made in Japan che rende felici i palati dei gaudenti appassionati del genere.

Nell’immaginario occidentale i takoyaki hanno un posto speciale: sono parte dello street food giapponese per eccellenza, le classiche polpettine di polpo preparate con una semplice pastella a base di farina, brodo dashi, uova, sale e zucchero, all’interno della quale vengono mescolati diversi ingredienti come zenzero sott’aceto e cipollotto, il tutto ingolosito dalla salsa Otafuku, maionese e katsuobushi (i fiocchi di pesce disidratato che con il calore sembrano muoversi).

Lorenzo Ferraboschi Maiko Takashima, propongono solo ciò che è davvero un’autenticità giapponese (come il ristorante Sakeya, Wagyu Company, Sake Sommelier Association).

Le tanto amate polpettine di polpo fritte andranno a comporre la già vasta offerta dello street food milanese con un concept semplice e giovane, unico proveniente dal Sol Levante nella capitale meneghina: code veloci in strada, frittura, birretta e via a gustarsi il Giappone in cartoccio.

Inizialmente verranno proposte solo con polpo, dopo qualche settimana anche in versione vegetale e dolce. Come a Tokyo, sarà il primo locale senza cassa, ci sarà solo un totem per ordinare il numero di cartoccini di takoyaki desiderati, 6 pezzi a 4 euro.

In abbinamento anche il drink sarà facile e fruibile, si potrà scegliere tra birra giapponese, sake, the verde, soft drink, il tutto take away.

Appuntamento dunque il 5 Aprile alle 18:30 per l’inaugurazione ufficiale al pubblico dove ci saranno takoyaki gratis per tutti, fino ad esaurimento.

Takochu via Casale 3/A – Milano
Facebook: @takochumilano
Instagram: @takochu_milano
Da martedì a domenica dalle 18:00 alle 22:00

Vinitaly, piattaforme e mercati asiatici

OSSERVATORIO VINITALY-NOMISMA WINE MONITOR: FAR EAST (IMPORT A 6,45 MLD DI EURO) DECISIVO PER SORTI DEL VINO MONDIALE, NORD AMERICA A UN PASSO

ASIA ORIENTALE, AREA GEOPOLITICA CRESCIUTA DI PIÚ NEL DECENNIO: +227%, 11 VOLTE L’UE
A VINITALY, IN MEDIA A OGNI EDIZIONE OLTRE 5.500 OPERATORI PROVENIENTI DA ASIA ORIENTALE SI LAVORA PER LA CREAZIONE DI UNA PIATTAFORMA FIERISTICA DI PROPRIETÁ IN CINA

  • Export complessivo mondo: l’Italia chiude in positivo il 2018 (+3,3%, 6,149 mld di euro), macomanda la Francia (9,334 mld di euro).
  • L’Asia Orientale è l’area geopolitica dove l’import di vino è cresciuto di più a valore nell’ultimodecennio: +227% (6,45 mld di euro nel 2018)
  • L’Ue rimane il mercato più importante (13,3 mld di euro) ma in 10 anni cresce solo del 20%. Poi l’area del Nord America, a +65% e 6,95 mld di euro, tallonata dall’Asia
  • Tra i 10 top buyer, Cina e Hong Kong hanno registrato la crescita in valore più accentuata (import da mondo) negli ultimi 5 anni, con un tasso annuo di crescita a +14,9% e +11%
  • La variazione più bassa del quinquennio è invece quella dei 2 top buyer europei, Uk e Germania, rispettivamente a -2,3% e +1,2%
  • Asia Orientale: Francia leader con quota di mercato al 50% e oltre 3,2 mld di euro. Poi Australia (15,9%), Cile (8,9%) e Italia (6,5%; 5,9% in Cina)
  • Asia orientale: le esportazioni di Bordeaux e Borgogna valgono oltre 1 mld di euro, più del quadruplo rispetto a tutti i rossi italiani
  • Asia Orientale: Italia al rallenty, cresciuta meno del mercato in tutti i principali Paesi
  • Asia Orientale: stime a 5 anni premiano Belpaese, in primis in Cina e Corea del SudFar East un amore da 6,45 miliardi di euro
    Roma, 28 marzo 2019 – La domanda globale di vino dell’Asia Orientale* vale 6,45 miliardi di euro di import ed è prossima all’aggancio del Nord America (Canada e Usa), a 6,95 miliardi di euro. Nella corsa al vino, l’AsiaOrientale sta facendo gara a sé con un balzo a valore negli ultimi dieci anni del 227% (12,6% il tasso annuo dicrescita): 11 volte in più rispetto ai mercati Ue e quasi il quadruplo sull’area geoeconomica Nordamericana. È il quadro di sintesi fatto oggi a Roma nel corso della presentazione del 53° Vinitaly dallo studio “Asia: lalunga marcia del vino italiano”, a cura dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor. Secondo lo studio, il vino parla sempre più asiatico, con cui dialogano in particolare i francesi e – oggi più che mai – il ‘nuovo’mondo produttivo, Australia e Cile che in alcuni paesi beneficiano di una politica dei dazi favorevole.E l’Italia? Dallo studio emerge come a fronte di una tenuta in terreno positivo del sistema vino made in Italy a livello mondiale (+3,3% nel 2018 sull’anno precedente), la presenza in Asia Orientale sia ancora marginale rispetto alle potenzialità italiane. Dei 6,45 miliardi di euro di importazioni registrate lo scorso anno in Cina, Giappone, Hong Kong, Corea del Sud (ma anche Vietnam, Taiwan, Tailandia, Filippine, Singapore e altre), la Francia – pur in calo – incassa infatti a valore il 50,2% della torta asiatica, per un equivalente di 3,24 miliardi di euro. La quota di mercato italiana si ferma invece al 6,5% (419 milioni di euro), meno anche di Australia (15,9%, a 1 miliardo di euro) e Cile (8,9%).

    Veronafiere, al lavoro per una piattaforma di proprietà
    Per il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese: “La lunga marcia italiana verso l’Asia si è rivelata in questianni ancora più faticosa per la mancanza di una vera regia di sistema Paese. Dal punto di vista commerciale, la Cina e tutto il Far East offrono grandi opportunità per il made in Italy anche per la complementarietà delle

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produzioni. Per quanto ci riguarda, stiamo ponendo le basi per una presenza costante in Cina di Vinitaly edegli altri nostri settori di punta, come l’agritech, il design, il marmo, attraverso una piattaforma fieristica proprietaria dedicata.
“La fatica nei bilanci dei nostri vini fermi deriva in buona parte dal mancato salto di qualità laddove ladomanda è cresciuta di più – ha aggiunto il Ceo di Veronafiere, Giovanni Mantovani –, ma in questa analisi noi guardiamo al bicchiere mezzo pieno. Abbiamo i numeri, la qualità e il fascino per penetrare un mercato gigantesco, ma non servono proclami e solitarie fughe in avanti. Bisogna capire – prosegue Mantovani – che oggi per contrastare vecchi e nuovi competitor non serve più marciare in ordine sparso, bisogna correre inun’unica direzione e con un brand in grado di aprire la strada. Al prossimo Vinitaly,in termini di presenze espositive e metri quadrati netti il più grande di sempre, sono in media ad ogni edizione più di 5.500 glioperatori provenienti dal Far East. E nel corso dell’anno in Cina, tra i road show in calendario, l’Academy diVinitaly International e le partnership fieristiche in corso e quello di nuovo ed importante stiamo realizzando saremo in grado di dare alle aziende e alle istituzioni un ulteriore supporto promozionale su quest’areastrategica per il futuro dei nostri prodotti, non solo del vino”.

In Italia a passo di marcia, competitor di corsa. Ma il futuro è tricolore

L’Italia, secondo l’analisi condotta dal responsabile di Nomisma-Wine Monitor, Denis Pantini, è certamentecresciuta nelle vendite, ma meno dei suoi concorrenti: in Cina in 5 anni l’incremento italiano ha sfiorato l’80%mentre le importazioni da mondo hanno segnato un +106%. Così a Hong Kong (+28% vs +67%) e in Corea del Sud (+36% vs +60%) e soprattutto in Giappone – il mercato più tricolore in Asia – dove il Belpaese non ha fatto meglio di un +3,4%, contro una domanda del Sol Levante cresciuta di quasi il 30%. Per dirla in bottiglie,nel 2018 l’Asia Orientale ha importato quasi 93 milioni di bottiglie di Bordeaux (e 6 milioni di Borgogna),mentre il complessivo dei rossi Dop provenienti da Toscana, Piemonte e Veneto supera di poco i 13 milioni di bottiglie. Tradotto in valore, il rapporto è 11 a 1: 864 milioni di euro del solo Bordeaux contro 77 milioni dei rossi Dop delle 3 regioni italiane. Il futuro si annuncia comunque interessante per il Belpaese, con un tasso annuo di crescita stimato dal nostro Osservatorio nei prossimi 5 anni che si prevede essere superiore aiconsumi dell’area: fino all’8% in Cina, dall’1% al 2,5% in Giappone, complice l’accordo di partenariatoeconomico, dal 5,5% al 7,5% in Corea del Sud e dal 3% al 4,5% a Hong Kong.

Vinitaly no limits

La 53a edizione del Salone Internazionale dei Vini e dei Distillati (7-10 aprile, Veronafiere) è sold out dalloscorso novembre nonostante l’aumento della superficie netta disponibile. Tra le novità, il nuovo salone Vinitaly Design e l’Organic Hall. Un’altra edizione in crescita per Vinitaly (www.vinitaly.com), che dopo unanno e 40 eventi promozionali e di formazione in Italia e all’estero, si prepara ad aprire con numeri in aumento. L’area netta disponibile raggiunge i 100mila metri quadrati netti, mentre sono oltre 130 i nuovi espositori diretti, a cui si aggiungono gli indiretti e i rappresentati, che portano il numero totale di aziende a quota 4.600 da 35 nazioni e ad oltre 17mila le etichette a catalogo (dati in aggiornamento). Confermata la formula di Vinitaly – business in fiera, wine lover in città – con Vinitaly and the City (5-8 aprile –www.vinitalyandthecity.com), che sta garantendo da un lato un maggiore flusso di operatori professionali in fiera e una diminuzione voluta e controllata del visitatore appassionato a cui sono dedicate le iniziative in città.

Le Soste: 5 nuove entrate e tanti i premi assegnati

Tante novità e iniziative proposte nell’ultima assemblea Le Soste: nascerà una fondazione che porterà il nome dell’associazione, il cui obiettivo sarà quello di promuovere la beneficenza in ambito enogastronomico. Un progetto in evoluzione che rende coesi i 91 associati nel fare del bene.
Anche quest’anno si confermano le borse di studio per studenti meritevoli diplomati all’Istituto Carlo Porta: un modo, insieme agli sponsor, per poter dare un futuro a dei giovani chef, sommelier e pasticceri che non si potrebbero altrimenti permettere un percorso formativo presso ALMA-la Scuola Internazionale di Cucina, dopo il diploma. Si segnala che i due vincitori della borsa di studio dello scorso anno hanno poi effettuato uno stage formativo presso i ristoranti soci e sono già stati assunti al loro interno.
Si stringe una nuova partnership in questo settore: da quest’anno si è coinvolta anche la Fondazione Cecilia Gilardi, che sostiene i giovani talenti meritevoli negli anni della formazione e dell’ingresso nel mondo del lavoro attraverso borse di studio e progetti speciali, in collaborazione con l’associazione Ristogolf.

Cinque nuovi ristoranti entrano nella guida: Cracco a Milano, nuovo nato dello chef Carlo Cracco;  Magnolia di Cesenatico, grazie alla mano dello chef Alberto Faccani; Taverna Estia a Brusciano (NA), con l’eleganza dello chef Francesco Sposito; Il Ristorante – Luca Fantin all’interno dell’hotel Bvlgari Tokyo per un’interpretazione  gourmet della cucina italiana in Asia; Amelia di San Sebastián, diretto dal giovane Paulo Airaudo creatore di una sua personale versione di fine dining italiana in Spagna.per arrivare a quota 91 soci per la 37esima edizione Le Soste, che hanno cucinato alla cena di gala tenutasi al Principe di Savoia: durante l’aperitivo sono stati assegnati tutti i premi dell’anno: il premio Franco Ziliani- Le Soste all’Innovazione di Berlucchi, è stato consegnato a Mauro Uliassi: per la capacità di emozionare e condividere l’origine della sua passione: il mare. Oltre che per l’attenzione nel saper unire eccellenza e semplicità in un connubio ineguagliabile di novità e tradizione. Le Soste Ospitalità di Sala di Cantine Ferrari è stato attribuito a Simonetta Mosconi, maître di Restaurant Mosconi: per quella squisita attenzione e cura, tutta italiana, con cui gli ospiti vengono accolti da una perfetta padrona di casa in Lussemburgo.  Le Soste alla Carriera di Marco Felluga Russiz Superiore, è stato consegnato a Ezio e Renata Santin: voci corali della grande rivoluzione culinaria italiana, Ezio ha saputo raccogliere e interpretare innovazioni tecniche e suggestioni provenienti da ogni parte del mondo, Renata è stata un pilastro della migliore accoglienza italiana. Due protagonisti che hanno illuminato le nuove generazioni di chef e reso grande la sala. Il premio Le Soste per la Sostenibilità de La Fenice, è stato dedicato a Giancarlo Morelli: per la profonda attenzione alla materia prima attraverso un’alta cucina che riunisce ricerca, talento e consapevolezza nell’utilizzo degli alimenti, rendendolo promotore di importanti iniziative per lo sviluppo e la sostenibilità dei piatti.
L’ ASPI Best Wine Estates of Italy, è stato attribuito all’Azienda Agricola Fratelli Bucci: alla storica azienda marchigiana che ha contribuito in modo determinante alla diffusione ed affermazione del Verdicchio dei Castelli di Jesi collocandolo al più alto livello dell’enologia mondiale. I vini di Villa Bucci si distinguono per la loro eleganza e complessità, una vera eccellenza italiana.
Il premio Experience Pommery alla miglior selezione di Champagne è stato assegnato a Don Alfonso 1890: una selezione di Champagne fra le più preziose e ricercate in Italia, custodita in una cantina millenaria e suggestiva che mantiene in modo ineguagliabile un prodotto così eccellente e raffinato.

Per conoscere i locali del circuito: www.lesoste.it

 

A ERBA (CO) DAL 3 AL 6 MARZO LA 22° EDIZIONE DI RISTOREXPO

LARDO AI GIOVANI può sembrare un semplice gioco di parole ma racchiude in estrema sintesi il filo conduttore dell’edizione 2019 del salone dedicato ai professionisti del fuori casa.

Giovanni Ciceri lo espone molto chiaramente: ”I giovani sono il flusso dell’economia vincente.Il mondo dell’enogastronomia arriva al 2019 con una grande incognita riguardo al futuro: mentre la cucina diventa sempre più un’arte, i risultati importanti stentano ad arrivare.Continua a delinearsi una non tendenza di pensiero che, di conseguenza, genera l’esigenza di reperire nuove idee.La novità non esiste; si assiste ad un remake di vecchi clichè proposti in modo diverso e composti tra loro. Questa lunga premessa per dire che la vera nouvelle vague può venire solo dai giovani a cui è fondamentale infondere nuovo coraggio e fornire gli strumenti culturali, tecnici e spirituali per affrontare questo storico passaggio.Quindi, spazio alle nuove generazioni; lasciamo che siano loro a scegliere la strada da percorrere. A chi ha maggiore esperienza, il compito di mettere a disposizione i convincimenti e le poche certezze, senza le quali non è possibile proseguire. Da qui la concretezza e la brutalità del lardo, per indicare non solo il passato e la tradizione ma anche per sottolineare la sostanza e le basi solide su cui fondare la rinascita del pensiero enogastronomico”.

Con questa nuova edizione ricchissima di appuntamenti,  Ristorexpo si conferma non solo esposizione e mercato ma momento culturale, di incontri e confronti.  Anche Giacomo Moioli  sottolinea l’importanza della manifestazione come incubatore di idee e di verifica delle stesse, dove l’interazione e la visione complessiva devono rendere eccezionale la semplicità. Non più solo comunicazione attraverso lo storytelling ma racconto di ciò che si sa fare davvero, in concretezza.

Sempre importante all’interno di Ristorexpo  il percorso degli istituti alberghieri, la Young Cup offre quest’anno un’esperienza decisamente impegnativa, ma soprattutto un’occasione di confronto fra il mondo della scuola e quello dell’impresa. La sfida, che coinvolge gli studenti di cucina, sala e bar, simula una giornata tipo all’interno di un ristorante: studio e preparazione del menù, organizzazione della sala, servizio ai tavoli, ideazione e realizzazione di due cocktail nell’area bar. A valutare i ragazzi nelle diverse attività, una commissione composta da qualificati professionisti che abitualmente presiedono concorsi internazionali di cucina e una giuria popolare, espressione del mercato della domanda.

Per complicare ulteriormente la sfida, ogni squadra è chiamata ad elaborare un progetto per il lancio di una nuova impresa nel settore della ristorazione. Anche questo è un compito difficile, considerata la giovane età dei ragazzi e le alte aspettative di una commissione valutatrice composta da imprenditori, referenti del sistema istituzionale ed associativo che prenderanno in considerazione elementi quali la sostenibilità economica e tecnica, la completezza delle informazioni e la qualità della presentazione.

I numeri di questa edizione: 200 espositori, circa 350 marchi rappresentati, 100 cantine con oltre 300 etichette. Info e programma su www.ristorexpo.com

 

 

 

Rosexpo punta all’estero: la quinta edizione della rassegna dei rosati a Lecce

Cosa manca al vino italiano per conquistare poderosamente i mercati internazionali? Esiste una cabina di regia nazionale per la promozione del sistema enologico all’estero? Oppure si lascia tutto alla capacità delle singole aziende e dei consorzi troppo spesso avviluppati nelle pieghe di pratiche amministrative talvolta scoraggianti? Nell’anno di grazia dell’export del vino italiano, che vede il Bel Paese come detentore di un quinto di tutte le esportazioni mondiali del settore, con un fatturato 2017 cresciuto del 2,7% raggiungendo 11,3 miliardi di euro di quota (fonte Industry Book Unicredit), ecco che l’edizione numero 5 di Roséxpo, il salone internazionale dei vini rosati, promosso a Lecce da deGusto Salento, l’associazione dei produttori del Negroamaro, punta l’obiettivo proprio oltreoceano e prova a dare delle risposte concrete a tutte queste domande.

Un’edizione che già nei numeri segna un successo: 264 etichette, 177 aziende, 5 consorzi, 7 grandi distributori, 14 regioni italiane coinvolte, 31 etichette straniere che coprono il globo dalla Francia alla Slovenia, da Israele al Libano e ancora Georgia e Portogallo; quattro seminari con focus su quattro assi portanti della proposta dei rosati, ovvero Champagne, Provenza, Trentodoc e Lambrusco.

«Perché parlare ancora di rosati? Perché in questo momento il trend di vendite è in crescita – racconta Ilaria Donateo, presidente di deGusto Salento e direttore di Roséxpo – Negli Stati Uniti, secondo un’indagine della Nielsen, ad aprile dello scorso anno quella dei rosati è stata tra le categorie di vini più attrattive e accattivanti   segnando un +53% nelle vendite superando, di fatto, la vendita dei vini fermi.  Anche in Italia c’è un fermento in al senso. Fino a qualche anno erano le donne a preferire i vini rosati, oggi, invece, è una passione trasversale».

L’apertura dei lavori è prevista per sabato 23 giugno alle 16,30con un confronto sul tema “Il vino rosato visto oltreoceano”, al quale prenderanno parte Steve KimJean Marc Ducasse,ideatore di Pink rosè festival, Ylenia Lucaselli, nella sua veste di Global advisor della Southern Glazer’s Wine and Spirits, con sede a Miami e in Texas, Claudia Bondi, esperta di comunicazione, e la giornalista Laura Donadoni. Interverranno anche i delegati dei consorzi di Tutela di Bardolino, Valtènesi, Vini d’Abruzzo, Castel del Monte e Salice Salentino, quello del Trentodoc e ospiti autorevoli per l’apertura di una discussione che possa diventare strumento di lavoro per chi, da oggi in poi, voglia individuare le linee guida per le aziende affinchè possano sviluppare maggiore appeal sui mercati internazionali. Il taglio del nastro è affidato, non casualmente, alla donna che per conto di Vinitaly è chiamata a scandagliare ogni angolo commerciabile del pianeta, ovvero Steve Kim, managing director di Vinitaly International.

MASTERCLASSS. Quattro i seminari previsti per l’edizione numero 5 del salone internazionale dei vini rosati. Nelle sale del Castello Carlo V di Lecce protagonisti della prima giornata saranno gli champagne in un seminario condotto da Francesco Muci, responsabile per la regione Puglia della guida Slow Wine, in cui per gli appassionati sarà possibile degustare le grandi maison dello champagne, da Veuve ClicquotLouis Roderer, da Laurent PerrierJean Gossetper chiudere con Vranken Demoiselle, tuti rigorosamente declinati nella versione rosè. A seguire, e con il supporto sia nella tecnica sia nella narrazione del professor Giuseppe Baldassarre, consigliere nazionale AIS, e di Jean Marc Ducasse, l’asse si sposterà sui rosati francesi made in Provenza. La seconda giornata dei lavori focalizza l’attenzione sull’Italia, con un focus sul Trentodoce sui rosati di montagna delle Dolomiti con un viaggio tra diverse aziende blasonate con la cui storia spesso si intrecciano le vicende italiane. Infine per concludere l’esperienza sui rosati sarà Maura Gigatti, miglior sommelier del Lambrusco 2016, a condurre un seminario su un vitigno non sempre valorizzato, ma che nella sua versione rosè riesce ad esprimersi con punte di altissimo interesse.

 #OGGIROSE’. Il primo venerdì dell’estate è rosa. I consorzi di tutela del Chiaretto di Bardolino, Valtènesi, Cerasuolo d’Abruzzo, Castel del Monte e Salice Salentino, in collaborazione con deGusto Salento, a margine della firma del Patto d’Intenti per la valorizzazione del vino rosato autoctono italiano, presentano #oggirosé. Venerdì 22 giugno 2018 l’Italia si colorerà di rosa con una serie di aperitivi, cene e degustazioni che vedranno coinvolte cantine, enoteche, wine bar e ristoranti di tutta la penisola. Info: https://oggirose.it/ L’iniziativa che precederà Roséxpo a Lecce è stata studiata con il Consorzio del Salice Salentino. Cinque wine bar, ovvero Mastro, Caffè Anfiteatro, Doppio 0, Crianza. Mamma Elvira, all’esterno delle loro attività avranno una postazione con somministrazione di vini Rosati sia del Consorzio del Salice (4 etichette a marchio DOC ) sia delle aziende di deGusto.

 

 

I PROFESSIONISTI DEL MONDO DEL VINO A BERGAMO, VINO EN PRIMEUR

L’Azienda Agricola Le Corne di Grumello del Monte ha ospitato la quarta edizione di ‘Bergamo, vino en primeur’una manifestazione nata dalla voglia di un gruppo di produttori vinicoli bergamaschi di mettersi in gioco e confrontarsi con un pubblico di settore.

L’evento, solo su invito e con accredito, ha visto la partecipazione di tutti quei professionisti legati al mondo del vino: distributori, buyer, ristoratori, titolari di enoteche, sommelier e degustatori, giudici di concorsi internazionali e stampa specializzata.  Il focus era il vino: la degustazione en primeur, nata in Francia, consiste nell’assaggiare il prodotto dell’ultima vendemmia per comprendere e valutare il vino che verrà. Senza dubbio un taglio tecnico e, al tempo stesso, didattico; utile per iniziare a capire l’evoluzione del vino, importante per avere indicazioni sul lungo percorso da fare prima di arrivare all’imbottigliamento e alla commercializzazione. Dodici aziende, Caminella-Le Corne-La Collina-Tenuta Castello di Grumello-Tenuta Le Mojole-La Rocchetta-Valba-Pecis-Tenuta Casa Virginia-Tosca-Eligio Magri e Sant’Egidio, come per le passate edizioni, dodici terreni ed esposizioni differenti a rappresentare quella magnifica fascia collinare che va dall’Adda all’Oglio. Una terra, quella della provincia di Bergamo, che non produce solo il classico taglio bordolese: ottimi i vini bianchi frutto di vari vitigni, gli spumanti, i vitigni autoctoni come il Franconia o la Merera in purezza di cui l’unico produttore è la Tenuta Castello di Grumello col suo Brolo dei Guelfi.

Come per le passate edizioni, una personalità del mondo del vino ha introdotto la degustazione: il prof. Luigi Moio, uno dei massimi esperti di Enologia, ordinario all’Università di Napoli e autore del bellissimo volume Il Respiro del Vino. Il prof. Moio ha posto l’accento sull’importanza del 45 parallelo, al nord e al sud del quale nascono i più grandi vini, bianchi e rossi: è il parallelo che attraversa anche l’area vinicola della provincia di Bergamo, non solo la regione di Bordeaux.  L’importanza di scegliere quale modello di vino fare (ricordiamo che nella zona bergamasca i vitigni internazionali più presenti sono il Cabernet Sauvignon e il Merlot), la capacità di capire il territorio, come piantare, come equilibrare due varietà così diverse dal punto di vista delle molecole: ogni aspetto è importante e fondamentale per produrre un ottimo vino. Evidenziare e far riconoscere l’identità di un vino per rendere immediatamente distinguibile un territorio è la chiave per diffondere le aree vitivinicole meno note ma non meno interessanti. I giornalisti e i professionisti di settore invitati ad incontrare i produttori hanno piacevolmente scoperto e riscoperto una fascia collinare, a due passi da Milano, ricca di proposte, di storia e bella da vivere, dove la qualità della produzione è in continua crescita.

Il vino affascina, coinvolge e il territorio di Bergamo ha potenzialità straordinarie ma fino ad ora non ancora colte e impiegate come dovrebbe, da qui molti gli spunti per intraprendere azioni più incisive.

Non solo vino a ‘Bergamo, vino en primeur’, la manifestazione è nata e resta profondamente radicata sul territorio: ad accompagnare la degustazione i grandi salumi di Podere Montizzolo, azienda con sede a Caravaggio e CasArrigoni con i formidabili formaggi della Valtaleggio. La bellezza del luogo e della sua natura, la piacevolezza del clima hanno fatto dell’evento un appuntamento da non perdere per le prossime edizioni.

Le foto della manifestazione sono state scattate da FOTO CORINI Grumello del Monte.

La tappa di BtoB CHIC a Villa Necchi alla Portalupa

Un parco spettacolare quello di Villa Necchi,   una tenuta che dalla fine del 1800 ha visto i reali di mezza Europa partecipare alle battute di caccia all’anatra organizzate in questo angolo di Lomellina. Qui si è fermata una delle tappe del circuito BtoB CHIC: aziende selezionate per qualità e varietà hanno dato  allo chef padrone di casa Antonio Danise e ai suoi i colleghi Chic l’occasione per creare ricette sur place.
Il riso prima di tutto, quello di Riserva San Massimo e di Riso Buono. I formaggi superlativi di Vaghi (vaccini, caprini eaffinati particolari), le farine per dolci e salati, il burro e la panna (quella prodotta da Tex Rench crea dipendenza), le verdure aromatiche di Bazzana Garden (da provare subito la senape), la birra  Amarcord con la linea AMA nata per accompagnare la nostra cucina. Aziende che si trovano a poca distanza e  facili da visitare; magari durante un fine settimana di relax  totale alla Villa. Passeggiate,  escursioni in barca e in canoa, le città di Pavia e Vigevano a pochi chilometri.
Gli chef di questo In the Kitchen Tour: Beppe Allegretta, Andrea Alfieri, Armando Beneduce, Federico Beretta, Giuseppe Cereda, Fabio Groppi, Michele Mauri, Rie Otsuka, Davide Quesada.
Le Aziende: Birra Amarcord, Riso Buono, Spirito Contadino, Borgo del Balsamico, Agugiaro&Figna, Koppert Cress, Valverde, Selecta, Agostinetto, Riserva San Massimo, Vaghi formaggi, Tex Rench, Vero Latte Vigevano, Ingon Be, Azienda Zipo, Soc. Agr. Bazzana Garden, Az, Agr. Altrocchi Fratelli. E ancora: Royale, Espresso, Moretti Forni, Trabo, Fsg Italia.

Ristorante Villa Necchi – Villa Necchi alla Portalupa – Fraz. Molino d’Isella – Via Cavalier Vittorio Necchi 2-4           27025 Gambolò (PV) Tel. (+39) 0381 092601
Aperto venerdì e sabato a cena, domenica a pranzo. Su prenotazione gli altri giorni

ONAV E ASSOENOLOGI: LAVORARE INSIEME IN ITALIA E NEL MONDO PER UN FUTURO FERTILE DELL’ENOLOGIA

La presentazione del volume edito da Assoenologi “Vinifera. L’Italia del vitigni” e l’incontro tra due presidenti del mondo del vino, durante una piacevole serata di degustazione a Milano, sono bastate per innescare la collaborazione tra le due associazioni presiedute da Vito Intini (ONAV Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino) e Riccardo Cotarella (Assoenologi). Dopo 30 anni, finalmente le associazioni, con grande stima reciproca e cordialità, tornano a collaborare e a progettare futuri lavori su tre fronti: quello editoriale, la CoNVI – Confederazione Nazionale del Vino Italiana e un importantissimo progetto di formazione degli studenti italiani di enologia e viticultura a partenza immediata, i cui dettagli sono stati discussi dai presidenti a porte chiuse e che presto saranno divulgati.

Vito Intini, all’inizio della degustazione, ha parlato di “un grande cambiamento culturale che ha rivoluzionato il vino italiano: un’evoluzione caratterizzata dall’orgoglio dei produttori e dalla loro prontezza nel capire che il consumatore vuole sapere cosa è successo nella bottiglia e prima della bottiglia. Un percorso che può essere narrato e garantito solo dalla presenza dell’enologo in cantina, oggi fondamentale, ma un tempo vista con sospetto”.

“Passione, cultura ed emozione” sono le parole con cui Riccardo Cotarella ha definito non solo il suo rapporto con il vino, ma anche quello di tutte le categorie che ne vengono attratte, dai produttori agli enologi, dai comunicatori ai consumatori, “perché il vino è un mondo che coinvolge”. “Solo tutelando e valorizzando il territorio si difende il vitigno”, ha detto Cotarella presentando il volume edito da Assoenologi “Vinifera. L’Italia dei vitigni” che presenta e analizza trentadue vitigni simbolo del nostro territorio.